affrontare i problemi

Affrontare i problemi. Perché è così difficile

Il nostro problema

Si definisce “problema” una situazione che presenta difficoltà, ostacoli, dubbî e inconvenienti più o meno complessi. Incontriamo queste situazioni tutti i giorni più volte al giorno e per lo più le superiamo facilmente o senza neanche accorgercene. Perciò il problema, di per sé, non è un problema, dipende solo da come viene vissuto.

Molta gente, infatti, davanti alle difficoltà si esalta e altri sono assolutamente capaci di fare buon viso a cattivo gioco. Il dubbio è considerato da sempre alla base dello sviluppo del pensiero, della ricerca e della conoscenza e per molti l’inconveniente è visto come un’opportunità.

Parliamo di problema quando la situazione, qualunque essa sia, ci causa fatica, fastidio o paura e, in automatico, pensiamo che non siamo in grado di occuparcene. Tutto ciò deriva dalle nostre insicurezze e dal modo in cui ci hanno insegnato a reagire alle difficoltà che incontriamo.

In definitiva è proprio questo il nostro problema. Ecco perché invece di occuparci dei problemi pensiamo di doverli “affrontare” come se fossero un’orda nemica.

Perché si dice: “affrontare i problemi”

Se ci pensi bene, il verbo “affrontare” è fuorviante e rivelatore allo stesso tempo. Come sappiamo il suo primo significato indica scontro con intenzioni ostili, perciò usandolo sottintendiamo che un problema va fronteggiato in modo aggressivo se non addirittura ostile per l’appunto.

D’altra parte questa scelta rende chiaro lo spirito con cui guardiamo ai problemi e il fatto che attribuiamo loro una connotazione negativa.

Siamo abituati a considerare i problemi come un fastidio, qualcosa che non dovrebbe esserci e che intralcia il nostro cammino. In realtà i problemi definiscono e ci svelano le regole del gioco del nostro percorso personale.

Semplificando un po’, si potrebbe dire che il processo di evoluzione naturale stesso si basa sull’affrontare i problemi. In natura, infatti, ogni volta che una forma vivente incontra difficoltà, ostacoli e inconvenienti, o trova un modo per risolverli o si estingue. E in natura, di cui, ti ricordo, facciamo parte, la soluzione al problema è l’adattamento non il contrasto.

Pensa al percorso evolutivo come ad un gioco con le sue regole. Una delle regole del gioco, chiamata il problema, stabilisce che, ogni tanto e improvvisamente, alcune regole cambiano. Il gioco si modifica più o meno sensibilmente e i partecipanti, per poter proseguire, si devono adattare.

In pratica possiamo dire che i problemi fanno di noi ciò che siamo. Perciò faremmo bene a trattarli come qualcosa di cui occuparci e addirittura prendercene cura invece di considerarli dei guai da affrontare.

Perché fai fatica ad affrontare i problemi

Detto questo, però, so bene che per molti affrontare i problemi rappresenta un grosso problema, quindi adesso vediamo perché.

Nella maggior parte dei casi la difficoltà deriva dalla paura di non saperli risolvere. È un preconcetto il più delle volte infondato e di questo puoi avere facilmente le prove pensando alla grande quantità di problemi che hai risolto nella tua vita.

Fallo veramente: fermati un attimo e fai mente locale. Ti rendi conto di quanti problemi hai superato nel corso degli anni? Per uno che pensa di non esserne capace è un numero quasi imbarazzante, non è vero?

Non importa se hai fatto fatica, davvero non importa assolutamente, l’unica cosa che conta è averli superati. Superati, non per forza tutti risolti! Eh sì perché alcuni problemi non vanno risolti ma evitati mentre per altri va riconosciuto che neanche esistono in realtà.

Come hai visto, non sono i problemi a renderti difficile affrontarli ma è l’insicurezza che ti convince che non ne sei capace. È decisivo riconoscere e accettare questo punto perché ti servirà la prossima volta che ti fermerai davanti ad un problema.

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Saprai che non dovrai pensare al problema, alla sua difficoltà e a tutti i motivi che lo rendono irrisolvibile ma solo a cambiare il tuo atteggiamento mentale per darti la possibilità di occupartene, un passo alla volta.

Il caso di Emanuela

Qualche tempo fa, durante una delle nostre chiacchierate settimanali, ho chiesto ad Emanuela, con cui lavoro ormai da tempo, se avesse ripreso un suo progetto che sapevo in sospeso da mesi per le difficoltà create dalla pandemia.

Lei mi ha detto che al momento non pensava ci fossero le condizioni giuste per occuparsene nel modo adeguato. Essendomi reso conto che la sua risposta si basava più su emozioni e sensazioni che su fatti, le ho proposto di capire cosa ci fosse sotto.

È emerso che Emanuela era appesantita, quasi demoralizzata, dall’idea di tornare ad occuparsi del suo progetto. Pensava fosse tutto molto più complicato di quello che era in realtà.

È vero che il progetto era complesso ma non lo era tornare ad occuparsene. Per farlo ripartire, infatti, bastavano poche e specifiche azioni per lo più a carico di un suo collaboratore.

Allora perché Emanuela percepiva la cosa tanto complessa da sentirsi in difficoltà e continuare a rimandare? Perché i suoi automatismi, legati soprattutto all’insicurezza, le facevano vedere le cose più difficili di quelle che erano e la facevano sentire non all’altezza.

A te è mai capitata una situazione simile? Hai mai rimandato o evitato di affrontare i problemi perché non ti sentivi all’altezza?

Non riempire troppo il carretto

Emanuela sapeva già da un po’ che era tempo di far ripartire il suo progetto ma un inconscio timore di farlo non lo permetteva. La sua insicurezza, infatti, aveva creato una serie di piccoli e grandi ostacoli con cui giustificare il non procedere.

In pratica, invece di pensare solo a cosa fare per la ripartenza Emanuela era preoccupata e appesantita dalla lunga strada e da tutte le difficoltà che avrebbe incontrato per portarlo a termine.

Abbiamo risolto la cosa lavorando proprio su questo punto. Le ho proposto l’immagine di lei davanti al suo carretto (il progetto) che, invece di pensare solo a spingerlo, lo ha riempito dei proverbiali pesanti e inutili fardelli fino al punto di non riuscire più a muoverlo. I ragionamenti fatti e l’immagine del carretto le hanno tolto parecchi pesi e così si è potuta rendere conto che per far ripartire il suo progetto le bastava fare una telefonata.

Pensa di meno e fai di più

Normalmente un problema comprende già la sua soluzione anche se non si vede, per cui il modo migliore per risolverlo è occuparsene per poterla scoprire strada facendo.

In generale tieni presente che la maggior parte delle volte fare è meglio di pensare. Fare, infatti, ti permette di verificare nei fatti la bontà o meno dei tuoi pensieri. Per cui pensa di meno e fai di più.

Come ho già accennato prima, quando capisci che non riesci ad affrontare un problema sai che è la tua insicurezza che ti blocca facendoti credere che non sai risolverlo o che non sai farlo nel modo giusto.

Perciò smetti di pensare alla soluzione del problema e trova il modo di fare un primo passo nella sua direzione. In questo modo l’atteggiamento cambia, da titubante e negativo diventa quanto meno propositivo.

Come risolvere un problema

Il primo suggerimento che ti propongo quando ti trovi davanti ad un problema da risolvere è quello di valutare il tuo atteggiamento. Guardati allo specchio e guarda che espressione hai. Che impressione ti fa? Affideresti i tuoi problemi a uno con quell’espressione?

Gioca con le tue espressioni davanti allo specchio e senti come ti fanno sentire. All’inizio può sembrare strano ma presto ti accorgi che insieme alle espressioni cambia anche il tuo stato d’animo. Trova quella che ti permette di rivolgerti al problema libero dagli inutili pesanti fardelli e pronto a occupartene serenamente.

Quando sei pronto, per aiutarti, puoi seguire alcuni dei passi presenti in quasi tutti i metodi di problem solving:

  • accetta il problema e la tua difficoltà ad affrontarlo. Non è un problema avere problemi perciò non sentirti in colpa o in difetto e pensa solo a fare quello che serve per risolverlo;
  • definisci il problema. Questo è il punto più importante, dedicagli la massima attenzione. Descrivi la situazione analizzandola nei particolari, fallo possibilmente ad alta voce e/o per iscritto, ti aiuta a darle corpo e senso. Stai ai fatti e se ti mancano delle informazioni cercale chiedendo a qualcuno, studiando o facendo ricerche;
  • usa tutti gli strumenti a tua disposizione. Se serve non esitare a procurartene altri, valuta come puoi usare i tuoi punti di forza e gestisci le tue debolezze;
  • prevedi e accetta gli insuccessi. Normalmente ci vuole tempo e più di un tentativo prima di trovare la soluzione perciò non ti preoccupare di sbagliare anzi usa gli errori per fare esperienza e correggere il tiro;
  • se qualcosa non funziona cambiala. Non fossilizzarti su ciò che non ti dà risultati e cambia strategia. Spesso ci ostiniamo a ripetere atteggiamenti, azioni o procedimenti anche quando non funzionano solo perché abbiamo sempre fatto così. Anche in questo caso stai ai fatti;
  • definisci e tieni sempre presente lo scopo. È importante avere ben chiaro perché ti serve risolvere quel problema, quali benefici ti porta o quali guai ti evita. Avere una motivazione è un prezioso alleato e una spinta potente. Attenzione però, perché funzioni deve essere tua e devi crederci veramente. Non fare qualcosa solo perché te lo dicono gli altri o perché è la “cosa giusta da fare”.

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Sei tu la soluzione al tuo problema

I metodi per risolvere un problema sono un buon modo per mettere in pratica una volontà e per avere più possibilità di raggiungere l’obiettivo ma da soli servono a poco.

Quello che ti serve veramente è cambiare punto di vista e quindi atteggiamento nei confronti dei problemi che ti creano problemi.

Io posso aiutarti a farlo ma sei tu la soluzione al tuo problema. Accettarlo è il primo determinante passo del tuo percorso.

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