anno nuovo

Tempo di bilanci e di buoni propositi: ti è mai servito a qualcosa?

Evviva l’anno nuovo!

Oh, finalmente è finita la giornata, la settimana, il mese, l’anno e tutto si azzera.

Chissà come mai quando finisce una brutta giornata siamo così sollevati, quasi contenti? L’azzeramento del conteggio delle ore e il cambio di data ci bastano per pensare che tutto ciò che ha reso brutta quella giornata alla fine della 24esima ora trovi uno sbarramento inaccessibile e non riesca a seguirci nel nuovo giorno.

Così per la settimana, per il mese e soprattutto per l’anno, anzi, quest’ultimo è il più potente di tutti. Al rintocco della mezzanotte del 31 dicembre, l’anno erige una barriera di difesa così impenetrabile e maestosa da renderci tutti euforici e sicuri che l’anno che verrà sarà certamente migliore e risolutore.

Festeggiare l’arrivo dell’anno nuovo è un rito molto antico e comune a quasi tutte le società del mondo: abbiamo sempre avuto bisogno di un aiutino per gestire e risolvere i nostri problemi (un aiuto esterno che soccorra i nostri limiti).

I riti scaramantici e propiziatori della fine dell’anno (indossare biancheria intima rossa, mangiare lenticchie o 12 chicchi d’uva, bere sakè al suono di 108 rintocchi di campane o aprire la porta, allo scoccare della mezzanotte, per fare entrare il nuovo anno…) insieme al fare buoni propositi, servono a esorcizzare i nostri problemi e ci aiutano a ripartire di slancio e pieni di speranza.

Magari non sembra, ma vi sto per svelare perché faccio ciò che faccio.
Ad un certo punto la rivelazione:
“voglio aiutare le persone a vederci più chiaro e a capire come fare”

Fare il punto è un’esigenza (spesso disattesa) che appartiene a tutti

Diversamente dall’antichità, quando queste credenze erano realmente sentite e, per certi versi, obbligatorie (per poter affrontare un mondo incomprensibile e, per questo, spaventoso), in età moderna, oltre all’effetto tradizione che ci portiamo dietro da allora (fatto assolutamente da non sottovalutare), la fine dell’anno rappresenta l’occasione, per molti la necessità, di fare il bilancio del proprio operato.

In questa vita sempre di corsa e così esigente, non abbiamo quasi mai la possibilità (e l’abitudine) di fare il punto della situazione. Raramente capita di fermarci e chiederci se lì dove siamo è dove vogliamo essere realmente, se conviene fare qualche aggiustamento di rotta o, al contrario, tenerla fino al traguardo.

Fare un bilancio e capire se quello che abbiamo fatto è in linea con ciò che volevamo fare, o che dovevamo fare, è un’esigenza che abbiamo tutti (spontanea o indotta che sia) e la fine dell’anno è il periodo nel quale siamo quasi tutti costretti a farlo.

Ogni media di informazione, e non solo, ripercorre gli eventi più importanti dell’anno, fa riepiloghi e bilanci, così anche noi, gioco forza, proviamo a tirare una riga e a vedere cosa ne viene fuori.

Il bilancio dei bilanci

Non essendo preparati a farlo, però, il più delle volte la cosa non viene proprio bene e in molti casi è più un “tanto per fare” che un “crederci davvero”.

Alle volte, tuttavia, accade di sentire realmente il bisogno di analizzare i risultati e di capire com’è andata (soprattutto se i risultati non sono positivi) così da darsi la possibilità di far meglio con l’anno nuovo

Vorremmo tanto fare tesoro di quelle esperienze ma non è una cosa facile e, non essendo abituati, non sappiamo come fare e poi non ne abbiamo il tempo perché l’anno nuovo è già lì che incombe e la frenesia della nostra routine prende il sopravvento e quasi ci strappa via da quei pensieri.

In altri casi, invece, può capitare che il risultato del resoconto dell’anno sia troppo pesante per essere sopportato tutto in una volta e così ci travolge. Teniamo conto che, di solito, in questo tipo di bilanci si è attratti soprattutto dai fallimenti e si dimenticano i successi. I pensieri sono condizionati dal fattore giudicante che è pronto ad additarci come incapaci e a farci sentire il peso dell’insuccesso.

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Non facciamo bilanci solo perché il calendario ce lo impone!

Non facciamo i bilanci (di fine anno) solo perché il calendario ce lo impone e liberiamoci da quel senso oppressivo di giudizio e senso di colpa che ne deriva: è frustrante e nocivo (oltre che inutile). Godiamoci le feste e rilassiamoci, ormai quel che è fatto è fatto.

Se, invece, decidiamo che ci interessa davvero valutare e tenere sotto controllo l’andamento della nostra vita, poniamoci degli obiettivi e decidiamo gli strumenti e i modi per raggiungerli, poi, periodicamente, verifichiamo come stanno andando le cose e se serve interveniamo per aggiustare eventuali sbandamenti. Alla fine dell’anno (o del tempo previsto) il bilancio sarà quasi una formalità perché, avendo verificato periodicamente lo svolgimento, sapremo già cosa aspettarci.

Comunque sia, fare il punto della situazione è sempre un modo efficace per sapere cosa sta succedendo nella nostra vita. Le informazioni che ne otteniamo ci aiutano a vederci più chiaro e ci permettono di affrontare meglio eventuali situazioni complicate.

Ne ho fatto la mia professione!

Io considero così importante avere la possibilità di potersi fermare e fare il punto della situazione, avere gli strumenti per vederci più chiaro e poter capire così cosa sta succedendo e come affrontarlo al meglio, che ho voluto farne la mia professione.

Qualsiasi cosa ti capiti nella vita la differenza la fa come reagisci. Non importa quanto sia grave la cosa, sta tutto in ciò che viene dopo e non importa neanche quale sia la qualità degli strumenti che hai a disposizione, la cosa realmente importante (che fa la differenza) è sfruttarli al massimo e ottenere il massimo da ciò che hai.

C’è un solo modo per farlo: conoscere a fondo e nel dettaglio questi tuoi strumenti (le tue potenzialità). Potrei dire “conoscere (a fondo) te stesso” ma temo che quest’espressione sia ormai inflazionata e che abbia perso la sua forza comunicativa.

Però è proprio così: tu sei la summa dei tuoi strumenti, tu li contieni e tu li adoperi (o no). Da soli non valgono niente, da soli non esistono neppure. Ecco perché non importa la qualità o la quantità dei tuoi mezzi (fisici, intellettuali, emotivi o economici), ciò che importa è che tu ne abbia completa coscienza e massimo rispetto.

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Fare il punto e vederci più chiaro rende più facile il percorso

Ripeto e sottolineo che “non importa quanto sia grave la cosa” perché valga la pena reagire e affrontarla al nostro meglio. Facendo una grossolana rappresentazione di ciò che compone la nostra esistenza, direi che possiamo certamente dire che la somma dei piccoli eventi supera decisamente quella dei singoli grandi eventi per cui non riserviamo solo a quest’ultimi le nostre attenzioni e i nostri sforzi!

E poi, fare il punto e vederci più chiaro è un “pacchetto” che ha al suo interno una serie di accessori per cui, una volta rodato, funziona quasi da solo: accende lampadine, manda allerte, schiarisce orizzonti e sensibilizza i sensi.

Insomma, rende più facile il percorso a prescindere da quanto sia accidentato.

E tu, vuoi fare il punto e vederci più chiaro?

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