educare un figlio

Cosa vuol dire educare un figlio

Il lavoro più difficile (?)

“Educare” vorrebbe dire tirare fuori capacità, sviluppare e affinare attitudini e sensibilità. Ho scritto “vorrebbe dire” perché non sono certo che sia la prima cosa che pensa la maggior parte dei genitori. Nel tuo caso, ti riferisci a questo quando pensi all’educazione di tuo figlio?

Hai mai pensato a cosa voglia dire educare un figlio? Ti sei mai chiesto cosa vuoi ottenere facendolo? Ti sei mai messo a pensare e organizzare cosa insegnare a tuo figlio e come? Sai come e cosa impara tuo figlio da te?

Se non ti sei mai fatto queste domande o se non hai trovato delle risposte, se non hai affrontato l’argomento attivamente e con consapevolezza, è normale trovarti in difficoltà e, il più delle volte, non sapere neanche il perché.

Normalmente si pensa che educare i figli sia qualcosa di naturale che si manifesti quando si diventa genitori o che si impari sperimentandolo in corso d’opera. Difficilmente ci si prepara, ci si informa o ci si chiede se ne siamo capaci. Eppure siamo tutti concordi nell’affermare che, senza dubbio, fare il genitore è il lavoro più difficile del mondo .

Strano, vero? Già, ma è proprio così: non ci prepariamo quasi per niente a quello che pensiamo essere il compito più difficile che c’è.

Come hai notato, mi sto rivolgendo solo a te e non ad entrambi i genitori perché in questo articolo parlo, per lo più, di consapevolezza ed è bene che, almeno all’inizio, ognuno faccia queste riflessioni prima con sé stesso. E poi non è detto che ci siano sempre entrambi i genitori coinvolti nell’educazione dei figli, giusto?

Non sentirti in colpa

Pensare che la capacità di educare i figli sia istintiva e naturale complica molto le cose perché ci fa credere che non ci sia niente da capire o da imparare. Così, iniziamo l’avventura genitoriale come dei dilettanti allo sbaraglio del tutto inconsapevoli di quello che sarà.

L’espressione “dilettante allo sbaraglio” è azzeccatissima se ci pensi. Il dilettante è un appassionato che ama quello che fa ma che non è un professionista, esperto del settore; allo sbaraglio perché nessuno lo ha preparato, non ha strumenti di supporto ed è per lo più solo nel suo cammino.

Fare il genitore è qualcosa che ti coinvolge completamente per tutto il tempo e non ti lascia molto spazio per fare un passo indietro e renderti conto di quello che sta succedendo. E questo è già chiaro fin dai primissimi giorni di vita di tuo/a figlio/a!

L’unica cosa che riesci a fare è dare il tuo meglio ancora e ancora, cercando di tenere duro, ma non è facile e può diventare faticoso e frustrante, soprattutto se non ti senti sicuro in quello che fai. Ma non sentirti mai in colpa se fare il genitore non è come te lo aspettavi e fai fatica a gestire certe situazioni nonostante gli sforzi: semplicemente non ne hai (ancora) tutti i mezzi.

I bambini assimilano ciò che vivono

I bambini, fin da piccolissimi, assimilano ciò che vivono attraverso i comportamenti dei genitori perciò non conta quello che pensi di fare ma conta quello che effettivamente fai.

Per esempio, se nel tentativo di proteggerlo dal freddo lo vesti troppo anche quando lui ti dice che sente caldo, invece di proteggerlo gli stai creando un problema. Infatti quello che succede è che interferisci con le sue sensazioni di caldo e freddo che, alla lunga, andranno in tilt facendolo diventare un freddoloso che avrà un brutto rapporto con il freddo, proprio come te.

Facciamo un altro esempio: vuoi che tuo figlio diventi autonomo e sicuro di sé? Probabilmente fin da piccolo gli stai addosso e lo riprendi per ogni errore pensando che così impari più in fretta. Lo sproni calorosamente a dare il massimo in ogni cosa che fa ma senza tenere conto dei suoi limiti, per esempio di età, o dei suoi desideri, non è vero?

Contrariamente a quello che vuoi trasmettergli, tuo figlio assimila che non sei mai soddisfatto e contento di quello che fa, anche se magari a parole ogni tanto glielo dici. Questo, a lungo andare, gli farà pensare che è inutile anche solo provarci perché sa già che nonostante i suoi sforzi quello che fa non è mai abbastanza. Il risultato è che diventerà un insicuro.

Esagerando un po’, possiamo dire che in molti casi è come se stessi spingendo una porta che andrebbe tirata. Quello che voglio dire è che, senza sapere esattamente quali sono gli effetti di quello che fai, nonostante i tuoi sforzi, potresti ottenere l’opposto di quello che pensi.

Pensa a come sei tu

Visto che tuo figlio assimila attraverso i tuoi comportamenti e dato che tu ti comporti per come sei, un buon modo per sapere cosa gli trasmetti e quale effetto potrebbe avere è di rivolgere lo sguardo verso di te.</p

Pensa a come sei tu e pensa se sei contento di tramettergli tutto quello che sei o se vorresti cambiare qualcosa. Non pensare, però, ai risultati che hai raggiunto ma a come stai a come ti senti la maggior parte delle volte.

Per esempio:

  • Sei sicuro di te oppure no?

  • Sei sereno e soddisfatto o sono più le volte in cui non sei contento?

  • Hai spesso sensi di colpa?

  • Hai un buon rapporto con te stesso?

  • Fai fatica a fidarti di te stesso e degli altri?

  • Sei contento delle tue relazioni?

Ragionando su come sei e prendendo coscienza del fatto che questo influenza la vita di tuo figlio, puoi decidere di fare qualcosa e trovare il modo di neutralizzarne gli effetti.

Però non basta volerlo e metterci impegno, devi capire come fare perché ciò avvenga davvero. Bisogna cioè che tu riesca a renderti conto degli automatismi che ti portano a comportarti in quel modo per poterli sostituire con altri che ti permettano di ottenere i risultati che vuoi per tuo figlio.

Questo è un lavoro su te stesso che ti porta ad ottenere un doppio risultato: insegnare a tuo figlio attitudini che lo faranno stare bene e migliorare la tua qualità di vita.

L’importanza di essere consapevole

Ecco, quindi, l’importanza dell’essere consapevole, prima di tutto, di come stanno le cose, poi di ciò che vuoi e infine di come ottenerlo. Proprio a questo servono le domande poste all’inizio dell’articolo.

Farti quelle domande è un primo importante passo che ti permette di porti dei dubbi, di essere più recettivo rispetto a ciò che succede e di metterti nello stato d’animo per valutare in modo più obiettivo il rapporto con tuo figlio.

In questo modo puoi renderti conto degli automatismi che sono alla base dei tuoi comportamenti, ne puoi valutare gli effetti e decidere come modificarli, se serve.

Per esempio ti potresti rendere conto che arrabbiarti con tuo figlio è qualcosa che riguarda te e non lui. Arrabbiarti è una reazione rispetto a situazioni che non sai gestire e per le quali ti trovi in difficoltà.

Prova a pensare obiettivamente al perché ti arrabbi con tuo figlio, ecco alcuni esempi:

  • Ha rischiato o rischia di farsi male

  • Ha preso un brutto voto o una nota

  • Ti dice una bugia

  • Ti disobbedisce o non ti ascolta

  • Non fa quello che ti aspetti

  • Ti manca di rispetto

  • Infrange una regola

Cos’è che ti dà tanto fastidio in questi casi?

Il soggetto delle tue arrabbiature sei tu non lui: tu ti arrabbi non è lui che ti fa arrabbiare. È decisivo rendersi conto di questo perché se pensi sia colpa sua rivolgi l’attenzione nella direzione sbagliata e, ovviamente, non trovi una soluzione.

Sii un genitore migliore e più efficace

Tutto ciò che trasmetti, coscientemente o no, a tuo figlio lo accompagna e lo influenza nella sua vita, che tu lo voglia o meno, perciò è sicuramente meglio essere cosciente e consapevole degli effetti che ha su di lui, non credi?

So che può essere difficile pensare di metterti in discussione come genitore: hai paura dei giudizi che questo può far nascere e magari temi che vorrebbe dire ammettere di non essere una buona madre o un buon padre.

Conosco genitori che, anche di fronte a prove evidenti, non ammettono mai di sbagliare perché non riescono a gestirne il giudizio (prima di tutto il loro) e i sensi di colpa che ne derivano, perciò preferiscono negare.

Ovviamente qui non si tratta di dare un giudizio ma di darsi l’opportunità di migliorarsi e rendersi più efficaci nel lavoro più difficile al mondo.

È indubbio che lavorare su questi temi sia impegnativo e complicato ma è altrettanto vero che è anche estremamente emozionante, rigenerante e gratificante: ti fa stare bene!

Decidi di approfondire questo argomento così affascinante e non ti preoccupare della sua complessità, ti aiuto io. Puoi contare su di me!

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