tra amici con figli

Ecco perché una giornata tra amici con i figli può finire male

Ci vai per divertirti e rilassarti e finisci con l’arrabbiarti

Passare del tempo tra amici con i figli aiuta i genitori a mantenere le amicizie e permette loro di dedicare finalmente un po’ di tempo a sé stessi e rilassarsi.

Spesso, però, non è proprio così che vanno le cose, perché tra i genitori e i figli si innescano delle tensioni ad orologeria che una volta mature esplodono in (piccoli o grandi) drammi: genitori in crisi di nervi e figli in fiumi di lacrime.

Una cosa del genere è successa anche a Nadia, una mia cliente, e oggi vi racconto come l’abbiamo affrontata e risolta.

So che per i genitori non è sempre facile rendersi conto delle dinamiche coinvolte in queste situazioni. Perciò ho pensato di aiutarvi a farlo attraverso un racconto che riporta le sensazioni e le emozioni sia della mamma che del figlio.

Sinceramente non so perché non capisce quello che gli dico!

“Domenica siamo andati a casa di amici, tra adulti e bambini eravamo una quindicina, appena arrivati mi sono raccomandata, con entrambi i miei figli, di fare i bravi e di non creare problemi e invece, appena finito il pranzo, ho dovuto litigare di continuo con mio figlio Bruno. Sinceramente non so cosa gli succede: è come se, in quei casi, si trasformasse e non capisse più quello che gli dico. Ti ho chiamato proprio perché voglio capire come mai si comporta in questo modo e come evitare che ogni volta che andiamo da amici vada a finire così.”

“Va bene Nadia, raccontami cos’è successo”

“Dopo pranzo i bambini si sono messi a giocare ai videogiochi e fin da subito è stato il delirio: urlavano e saltavano come ossessi. Ogni volta che vinceva una partita Bruno correva per tutta la stanza urlando ed esultando e più di una volta ha rischiato di rompere qualcosa, io gli ho ripetuto una decina di volte di smetterla, che non era a casa sua e che doveva stare più attento

“Vuoi dire a casa sua (vostra) può correre ed esultare senza stare attento?”

“È che a casa nostra abbiamo più spazio e anche se corre difficilmente fa danni.”

“Hai spiegato a Bruno perché invece lì era diverso?”

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Alla fine sono stata costretta a metterlo in punizione

“Certo, gli ho detto che era a casa di altra gente e che doveva rispettare le loro cose e che correndo poteva romperle. Bruno mi diceva di aver capito ma poi lo faceva ancora e io dovevo alzare la voce e ripetere le stesse raccomandazioni da capo ancora e ancora. È stata davvero una situazione difficile anche perché, mentre gli parlavo, gli altri bambini continuavano a giocare e urlare e Bruno voleva solo tornare a giocare. Alla fine, esasperata, sono stata costretta a toglierlo di forza dai videogiochi e metterlo in punizione.”

“Come ha reagito Bruno alla punizione?”

“Male! Ha passato la prima mezz’ora a piangere e il resto del tempo con il muso, questo ha rovinato la giornata anche a me e a mio marito perché ovviamente ci dispiaceva per lui ma, soprattutto, perché non riuscivamo a farci una ragione del fatto che appena rimproverato, tempo pochi minuti, disobbediva di nuovo. Ti ripeto: per me lo fa apposta! Non posso credere che non capisce quello che gli diciamo: mica è stupido!”

Proviamo a metterci nei panni (e nelle capacità cognitive) dei bambini

Nadia proprio non riusciva a trovare spiegazioni al perché Bruno si comportasse così: per lei la cosa era talmente priva di senso che faceva fatica anche solo a pensare che ci potessero essere delle ragioni.

Allora le ho suggerito di mettersi nei panni di Bruno e provare a vedere le cose dal suo punto di vista.

Le ho riproposto alcuni passaggi del suo racconto e alcune espressioni che lei ha usato e abbiamo provato a viverle come le può vivere un bambino.

“Nadia, mi hai raccontato che, appena arrivati, hai detto loro di fare i bravi e non creare problemi, giusto?”

“Sì, come faccio sempre”

“Secondo te a cosa pensa un bambino quando gli si dicono frasi astratte di questo tipo?

“Non so, in effetti non è facile dare una risposta, dipende dalla situazione

“Esatto: dipende dalla situazione. Sappiamo, però, che i tuoi bambini non sono ancora in grado di estrapolare il concetto che c’è alla base di quelle raccomandazioni e usarlo per capire come comportarsi in situazioni differenti (anche in minima parte) da quelle a cui sono abituati. Bruno a casa sua è abituato (perché gli è permesso) a correre ed esultare e per lui quel comportamento non crea problemi.”

“Sì, è vero, tra l’altro è l’esultanza che fa insieme al padre”

“Ecco spiegata la difficoltà di Bruno a capire (e a fare) quello che gli stavi dicendo: lui, in fondo, stava facendo quello che fa di solito e frasi come non sei a casa tua o rispetta le loro cose (senza un’adeguata spiegazione) per lui non hanno alcun senso

“Ma allora perché mi diceva che aveva capito?”

Perché è abituato a risponderti così quando lo rimproveri e sa che in quel modo tu lo lasci andare. Inoltre era talmente attratto dai videogiochi e dalla voglia di giocare con gli altri bambini che avrebbe detto qualunque cosa pur di tornare da loro.”

Un bambino eccitato ed emotivamente preso dai giochi (o da altro) non sarà mai in grado di ascoltare e capire. Un genitore nervoso e irritato non sarà mai un educatore efficace – una combinazione del genere è sempre fallimentare (per entrambi)

Ripetere le stesse cose nello stesso modo non ne cambia l’esito

Ho anche chiesto a Nadia perché aveva ripetuto a Bruno le stesse raccomandazioni da capo ancora e ancora.

“Gli ho ripetuto le stesse cose perché continuava a non fare quello che gli dicevo e poi perché non avrei saputo in che altro modo dirglielo e comunque credo sia giusto ridirgli le cose finché non obbedisce, altrimenti gliela do vinta

“Ma se ripetere la stessa cosa nello stesso modo per, diciamo, 6 volte non porta nessun risultato cosa ti fa pensare che improvvisamente alla 7° Bruno farà ciò che gli dici (per sfinimento)?”

La risposta a questa domanda dipende da vari fattori e può cambiare da caso a caso, nel caso di Nadia abbiamo chiarito che non era vero che Bruno lo faceva apposta ma che era in una condizione ambientale ed emotiva che non gli permetteva di ascoltare e capire come avrebbe fatto in altri momenti e, in più, che il modo di comunicare di Nadia non era efficace.

Non affrontare problematiche che si ripetono sempre uguali è una mancanza (un’occasione persa)

Nadia ha poi capito (e ammesso) che era responsabilità sua e del marito evitare il ripetersi di quelle situazioni spiacevoli.

“Nadia, se succede così di frequente è quasi certo che succederà anche la prossima volta per cui direi che conviene trovare una soluzione per gestire (e magari risolvere) le sgridate e i pianti.”

“Sì ma non saprei da dove cominciare”

“Descrivete, affrontate e spiegate prima che diventi un problema”

Ripensate ai motivi per cui vi arrabbiate e rimproverate i vostri figli e chiedetevi se sono veramente così importanti, molto probabilmente una buona parte di quelli non lo è e allora lasciateli perdere. Di quello che rimane, invece, parlatene tutti e quattro insieme prima di andare dagli amici. Anticipate e descrivete ai bambini le situazioni che potrebbero trovare e spiegate loro come si devono comportare e poi, se serve, decidete delle regole fatte apposta per l’occasione. A freddo, sereni e concentrati tutti sullo stesso argomento (e fine) sarà molto più facile: per voi spiegare e per i bambini capire.”

“Giusto, come quando abbiamo parlato delle regole per fare i compiti, alla fine è stato quasi come un gioco”

Ma non basterà a risolvere tutto: preparatevi agli imprevisti!

Affrontare le questioni tutti insieme, dedicandoci il giusto tempo e pazienza, porta sempre a un buon risultato. Però non illudetevi neanche per un minuto che quella chiacchierata basterà a risolvere tutto, incontrerete sempre situazioni che non avrete previsto e che i bambini non sapranno affrontare esattamente come volete voi, per cui fate loro presente questa cosa (può essere l’occasione per parlare di cosa sono gli imprevisti e come gestirli) e decidete insieme come fare quando incontrate situazioni nuove. Ad esempio potreste semplicemente dire: bambini imprevisto! Venite qua che ne parliamo.

A quel punto loro sapranno di cosa si tratta e che vi devono ascoltare attentamente (sono preparati) e voi vi sforzerete di dare loro poche e semplici indicazioni in modo che non abbiano problemi a seguirle.

Raccontami com’è andata, ti aiuterò a trovare una soluzione

Queste situazioni capitano a molti. Alcuni pensano che non ci si possa fare niente (le subiscono e poi se ne dimenticano fino alla prossima volta) mentre altri pensano che sia una cosa “normale” (in fondo tutti i bambini si comportano male e fanno i capricci).

Se invece tu vuoi provare a cambiare le cose e smettere di vivere male il poco tempo che passi con gli amici, raccontami com’è andata l’ultima volta e ti aiuterò a trovare una soluzione.

Per me è un piacere dare una mano a chi sceglie di mettersi in discussione e vuole migliorare. Per questo ho deciso che:

Eh sì, infatti mi piace l’idea che il costo del mio servizio sia un’opportunità e non un limite. È il mio modo di aiutarti a scegliere consapevolmente e liberamente di lavorare su te stesso e stare meglio.

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