rispetto dei ruoli

Il “rispetto dei ruoli” ti aiuta a vivere meglio

La definizione di “ruolo”

Oggi voglio parlarti dei concetti di “ruolo” e di “rispetto dei ruoli”, di ciò che rappresentano e di come ti può essere molto utile conoscerli. In particolare, mi voglio soffermare su due delle accezioni del termine:

  • il ruolo ereditato da una specifica condizione (genitore, partner, figlio, allievo ecc.)
  • il peso che ha ogni elemento (persone, cose, emozioni, eventi, pensieri ecc.) che compone un fatto o una situazione

Il “rispetto dei ruoli” è tra gli insegnamenti più importanti che ci siano ma è anche tra i più disattesi. Il motivo principale di ciò credo risieda nel fatto che non si ha del tutto chiaro quale sia il significato di “ruolo”. Ecco la definizione (per questa accezione) che ne dà il vocabolario Treccani:

Ruolo: […] 2. b. fig. La parte, la funzione, il peso di qualcuno o di qualcosa nell’attuarsi di un fatto o di una situazione.

La prima cosa che questa definizione ci dice è che tutto e tutti hanno un ruolo in quello che succede; la seconda è che ogni ruolo ha senso solo se rapportato agli altri.

Capire il “ruolo” nella nostra vita

Dato che la nostra vita è interamente composta di fatti e situazioni, il “ruolo” risulta determinate.

Per questo, è fondamentale conoscere a fondo le caratteristiche dei ruoli con cui veniamo in contatto o che assumiamo di volta in volta, soprattutto quando sta a noi indicarle e descriverle, come, per esempio, per il ruolo di genitore o di partner.

Come ho detto, capire e imparare la funzione di ogni ruolo, la responsabilità che ne deriva e il suo effetto nell’attuarsi di ciò che ci capita, ci serve e ci aiuta a comprendere meglio i fatti e le situazioni che viviamo.

Conoscere un ruolo serve anche a rispettarlo e a non confonderlo con la persona che lo ricopre, capita, infatti, di confondere il ruolo con la persona o viceversa: se disprezziamo la persona non rispettiamo il ruolo e se non rispettiamo il ruolo non rispettiamo neanche la persona.

Non rispettiamo i ruoli perché ne travisiamo lo scopo

Il più classico dei ruoli travisati è quello dell’arbitro: è vero che fa molto comodo distorcere la sua reale funzione perché giudica quello che facciamo, ci redarguisce e ci punisce, ma è anche vero che se da bambini ci avessero insegnato a rispettare tutti i ruoli, compreso questo, non avremmo problemi a farlo.

Abbiamo visto che la definizione del vocabolario Treccani indica che un ruolo ha senso solo se rapportato agli altri, ciò implica inevitabilmente l’esistenza di regole di comportamento ed è quindi necessario conoscere e rispettare anche queste.

Nell’esempio dell’arbitro la situazione è rappresentata dalla partita e il suo svolgimento corretto avviene solo se vengono rispettati tutti i ruoli coinvolti (giocatori, allenatori, spettatori, personale medico e di sicurezza, arbitro e così via), così come le dinamiche che nascono tra di loro. Ciò vuol dire che ognuno deve fare bene il suo compito e pretendere e permettere che tutti gli altri facciano il loro (arbitro compreso).

Mi soffermo un momento anche su cosa intendo, in questo caso, per “rispettare”, cioè conoscere (prima di tutto), difendere, garantire e permettere.

Quindi, per me, “rispettare il ruolo” vuol dire conoscerlo a fondo per poterne difendere concettualmente lo scopo e garantirne la corretta attuazione e riuscita.

Il rispetto del ruolo spetta prima di tutto a chi lo ricopre

È essenziale che a rispettare il ruolo sia prima di tutto chi lo ricopre.

Sto parlando sia dei ruoli assunti formalmente, come insegnante, poliziotto, medico, allenatore, sposo, dirigente, operaio, sia dei ruoli derivati da una specifica condizione o scelta come genitore, partner, cittadino, figlio o allievo.

Per i ruoli formali è semplice (anche se non scontato): il rispetto si trasmette e si infonde nel percorso di apprendimento e viene suggellato dall’assunzione del ruolo.

Mentre per i ruoli derivanti da una specifica condizione è più complicato perché non è un’accettazione formale e a volte neanche una scelta consapevole. In questi casi, quello che conosciamo del ruolo deriva solo da un vissuto indiretto (esperienza familiare) e dal senso comune e questo, alle volte, ci dà l’errata sensazione di non aver bisogno di approfondirne lo scopo, le regole e i compiti.

I ruoli ricoperti senza un’assunzione formale

Qual è lo scopo di un ruolo e qual è la sua funzione? Rispondere a questa domanda è la chiave per interpretarlo al meglio. Per il poliziotto e per il medico è facile: per il primo è proteggere e per il secondo è curare.

Invece, qual è lo scopo per il ruolo di genitore o di partner? Non è sempre facile rispondere a questa domanda ma è necessario che ogni genitore e ogni partner lo faccia, perché è lo scopo che ne determina i compiti, i modi e gli strumenti per raggiungerlo. Quindi comprendere lo scopo serve a capire come ottenerlo.

So che tutti rispondiamo automaticamente e in modo deciso che lo scopo del genitore è crescere ed educare i figli ma so anche che quando chiedo ai genitori cosa intendono con “educare” la risposta diventa molto più incerta.

Quando ho chiesto a Marta perché non voleva che sua figlia Elena (3 anni) mangiasse con le mani, la risposta è stata: “perché non si fa”, allora le ho domandato: “perché non si fa?” e lei: “perché non è educato”, quindi le ho chiesto di spiegarmi cosa intendeva e, decisamente sorpresa che io non capissi cosa volesse dire, mi ha elencato una serie di frasi fatte tra cui: “altrimenti che figura fa all’asilo”, “le regole vanno rispettate” o “deve pur imparare a stare al mondo”.

Perché lo faccio e cosa ottengo se lo faccio?

Ricorrere a risposte come queste significa che non ci siamo soffermati sull’argomento e non lo abbiamo approfondito. Qual è il risultato che pensiamo di ottenere impedendo ad una bambina di 3 anni di mangiare con le mani? Cosa pensiamo di comunicarle o cosa pensiamo succederebbe se non lo facessimo?

educare un figlio

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L’esempio che ho fatto sembra banale ma non lo è perché delinea i principi con cui agiamo normalmente. Impedire ad un bambino piccolo di mangiare con le mani è una forzatura perché a quell’età toccano tutto con le mani, lo fanno d’istinto, è il loro modo di conoscere il mondo. Per cui la domanda: “perché lo faccio, qual è lo scopo, cosa voglio ottenere?” è fondamentale e la risposta deve essere ben argomentata.

Questo non vuol dire assolutamente che sto proponendo di non dare delle regole ai bambini e di lasciar fare loro tutto quello che vogliono, sto dicendo che è importante sapere perché lo facciamo.

Sei sempre conscio del ruolo che hai avuto in una situazione?

Difficilmente quando analizziamo una situazione pensiamo al ruolo che abbiamo avuto nella sua attuazione e altrettanto difficilmente teniamo conto degli altri ruoli coinvolti.

Qualche anno fa mi hanno rubato la mia bellissima moto. Per parecchio tempo le uniche cose che per me definivano quell’evento erano: i maledetti ladri e la mia stupidità per aver parcheggiato la moto in strada senza catena.

Poi ho analizzato quello che era successo attribuendo a ciascun fatto il suo ruolo e il suo peso. Di seguito ti racconto l’accaduto mettendo tra parentesi il ruolo del fatto descritto e un numero da 1 a 10 che indica il peso che gli ho attribuito.

Quel tardo pomeriggio sono stato chiamato d’urgenza (fretta: 8) da mio padre perché mia madre era caduta per strada e aveva sbattuto la testa (apprensione: 8). Quando sono arrivato l’ambulanza stava per partire (fretta: 10), così, dopo aver parcheggiato velocemente la moto senza catena (valutazione del rischio: 2), l’ho seguita con l’auto dei miei. Ho riportato mia madre a casa alle 3 del mattino (stanchezza: 9), ho deciso di risparmiarmi i 20 minuti a piedi necessari per riprendere la moto (leggerezza: 10) e sono andato a casa a dormire.

Con questa nuova analisi, che mi ha dato un quadro più preciso di ciò che è realmente successo: il dispiacere per il furto è rimasto alto, i ladri sono diventati stramaledetti, la mia stupidità si è declassata a “enorme leggerezza” e, più importante, è sparito quel malessere misto a senso di colpa che mi ha accompagnato per un sacco di tempo.

Quando il “ruolo” dà un senso alle tue esperienze (alla tua vita)

Quello che ho imparato da questa esperienza è che a volte il peso di eccezioni, disguidi e imprevisti negli eventi è tale da non consentirti di essere sempre lucido nelle tue scelte, così ho pensato di usare la forza dell’abitudine: da quel momento ho sempre protetto la moto senza eccezioni e adesso è diventata una cosa che faccio in automatico anche quando sono di fretta o quando, onestamente, non ce ne sarebbe bisogno.

L’idea di ruolo, così come l’ho espressa oggi, forse non è la prima a cui pensi normalmente ma è molto interessante perché ti consente di analizzare le cose in profondità dando loro il giusto peso e ciò ti permette di avere una visione più obiettiva dei fatti e di contestualizzarli meglio e, alla fine, di stare bene (come è successo a me dopo il furto della moto).

C’è un evento o una situazione che ti piacerebbe riconsiderare in quest’ottica attribuendo ai fatti i giusti ruoli e il giusto peso? Se vuoi io ti posso aiutare a farlo.

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