dire di no

Impara a dire di no

Dire di no come fanno i bambini

Se non riesci a dire di no è perché, in qualche maniera, ti è stato impedito di continuare a farlo. Sì perché anche tu come tutti da piccolo sapevi manifestare molto bene il tuo dissenso con sonori “no” e “non voglio”. Perciò, hai solo perso la tua innata capacità di prendere posizione rispetto a ciò che ritieni sbagliato o dannoso nei tuoi confronti.

Quindi, ciò che serve è riuscire a rimettere in moto quella capacità e per fare questo bisogna trattare l’argomento nel modo più obiettivo possibile. Capire le dinamiche coinvolte e, di volta in volta, trovare il modo migliore per raggiungere l’obiettivo, così da contrastare l’automatismo che ti impedisce di dire di no.

Oggi voglio affrontare l’argomento del “dire di no” in ambito lavorativo perché ritengo sia più facile poterlo fare rispetto alla vita di tutti i giorni in ambito personale. Sul lavoro, infatti, le dinamiche tra le persone sono riconducibili a regole obiettive e condivise, per cui è più semplice capire come stanno le cose e come risolverle. <

Vedrai che lavorando su questo argomento relativamente al lavoro in realtà otterrai ottimi risultati anche nella vita di tutti i giorni con il partner, i figli e gli amici.

Sul lavoro dire di no non è un fatto personale

Anche a te capita di non riuscire a dire di no alle continue richieste di superiori e colleghi?

Ti senti in dovere di assecondare ogni loro pretesa e per questo provi rabbia e frustrazione? Oppure, causa le ripetute interruzioni, ci metti il doppio del tempo a fare il tuo lavoro?

Vorresti tanto riuscire ad interrompere queste continue ingerenze nel tuo lavoro ma proprio non sai come fare?

Queste situazioni sono molto più comuni di quanto tu possa pensare e tutti noi, prima o poi, ci scontriamo con superiori e colleghi che invadono la nostra quotidianità lavorativa con richieste di piccoli o grandi lavori fuori programma.

A dirla tutta, in una realtà di strette concatenazioni com’è un’azienda, è normale che ci siano invasioni degli spazi altrui ecco perché esistono, ad esempio, gli organigrammi, la definizione di ruoli e mansioni e le procedure aziendali.

Le regole e le definizioni aziendali o i contratti con clienti e fornitori, pur non potendo prevedere e trattare ogni circostanza, tracciano linee guida efficaci anche per la gestione di questi casi. Il più delle volte, dire di no a superiori, colleghi e clienti è un fatto molto meno soggettivo e personale di come lo viviamo.

Ricostruisci la tua relazione con il “no”

Ci sono più ragioni che ci spingono a non dire di no: per non far dispiacere gli altri, perché pensiamo che le nostre ragioni siano deboli e/o sbagliate, perché crediamo che dire no sia un atto aggressivo e maleducato o perché abbiamo paura di essere esclusi dal gruppo.

Tutte queste ragioni derivano dal fatto che abbiamo una brutta relazione con il “no”: infatti siamo noi i primi a fare fatica a gestirlo e a rimanerci male quando ce lo dicono. Il fatto è che l’abbiamo sempre vissuto come un evento traumatico: il “no” di quando eravamo piccoli era tassativo, quasi violento e implacabile e così lo viviamo ancora oggi.

Perciò bisogna ricostruire una sana relazione con il “no” e per farlo partiamo dai fatti. Ripensa ad un caso reale in cui avresti voluto dire di no e non lo hai fatto, analizzalo come se tu non fossi coinvolto, valuta obiettivamente la situazione, il ruolo degli interlocutori, la natura della richiesta o della situazione e la sua legittimità.

Il più delle volte, in ambito lavorativo, non dire di no quando serve ti impedisce di fare bene il tuo lavoro, quindi, oltre che essere sano per te stesso, dire di no è anche da considerare una soft skill del tuo ruolo professionale.

Ognuno faccia il suo nel rispetto del proprio ruolo

Ti faccio presente che se il problema o i problemi per cui non riesci a dire di no e che ti creano così tante difficoltà fossero un fatto eccezionale non saremmo qui a parlarne, perciò stiamo parlando di qualcosa di ripetuto e sistematico.

Sistematico: cioè di sistema, ecco perché insisto sul fatto che non è solo un tuo problema e che per risolverlo bisogna necessariamente coinvolgere la struttura e i suoi componenti.

Continue richieste fuori programma o fuori mansione derivano da un limite dell’azienda relativo alla sua organizzazione (tempi e metodi) e/o alla sua definizione dei ruoli e/o al fatto che qualcuno non fa bene il suo mestiere.

Tra l’altro, sottolineare le negative conseguenze dirette sul tuo lavoro e quelle indirette che potrebbero ricadere su di loro, porta buoni risultati anche in caso di un capo o di colleghi arroganti e poco inclini al confronto.

Come scoraggiare e gestire le ingerenze degli altri?

Per quanto ti riguarda, ci sono alcune accortezze a cui puoi pensare per scoraggiare e gestire le ingerenze degli altri nella tua giornata lavorativa, per esempio:

  • Fai un’agenda
    Crea e rispetta la tua agenda degli impegni, lavora sull’ottimizzazione dei tempi e fai in modo di avere sempre ben chiaro a che punto sei: questo ti serve per sapere esattamente quali conseguenze avrebbe accettare nuovi impegni e poter, nel caso, decidere di non farlo.

  • Rendi noti i tuoi impegni
    Rendi noti i tuoi impegni ai colleghi e magari chiedine l’avallo al tuo capo in modo che sia per lui più difficile darti ulteriori compiti.

  • Chiedi sempre se è urgente
    Qualora non fossi nella posizione di rifiutare, chiedi sempre se è urgente e comunica le conseguenze dell’interrompere o rimandare ciò che stai facendo.

  • Non è un problema solo tuo
    Ricordati che non è mai solo un problema tuo e trattalo sempre in quest’ottica

  • Chiedi ai tuoi interlocutori di assumersi le loro responsabilità
    Richiedi e esigi l’assunzione di responsabilità di chi ti chiede o pretende di modificare i tuoi programmi.

  • Stai alle regole e gestisci le eccezioni come tali
    Rispettare e far rispettare le regole e le corrette dinamiche aziendali permette di poter gestire le eccezioni come tali e, soprattutto, di rendere evidenti forzature e/o ingerenze da parte dei colleghi e dei superiori e scoraggiarne così l’abuso.

Come dire di no?

Prima di tutto accetta di non esserne capace e soprattutto non fartene una colpa: è solo un’altra soft skill che vuoi migliorare, perciò trattala come tale.

Ma veniamo al dunque: come dire di no al capo o ai colleghi? Visto che dire di no non ti viene spontaneo per prima cosa impara a non dire subito di sì, chiedi tempo per pensarci, per considerare i tuoi impegni o valutare qualsiasi altro aspetto insito nella richiesta.

Anche in questo caso cerca di essere il più obiettivo possibile, se ti può essere utile, considera i fatti come se tu non fossi coinvolto: pensa di dare un consiglio ad un amico.

Mantieni obiettività e distanza anche quando comunichi la tua risposta, sii chiaro e diretto in modo da non creare dubbi o fraintendimenti. Non aver timore di dire che non te la senti di fare una determinata cosa, spiega il perché e se è il caso proponi un’alternativa.

Sottolinea tutti i motivi per cui la tua scelta va a vantaggio dell’azienda chiedendone conferma anche al tuo interlocutore. Soprattutto se stai parlando con il tuo capo, chiedi al tuo interlocutore di partecipare a risolvere la situazione tenendo conto delle esigenze di entrambi.

Se di fronte ad una richiesta o a un atteggiamento hai una decisa reazione emotiva contraria, usala come spinta a dire subito di no: farà il suo effetto. Se poi riesci a mantenere la calma, argomenta la tua reazione utilizzando i precedenti suggerimenti, altrimenti chiedi tempo per digerire la cosa e ragionarci su.

Tieni conto che una reazione sincera e decisa arriva sempre a destinazione e quando tornerete a parlarne, anche il tuo interlocutore avrà fatto i suoi ragionamenti ed è probabile che sarà più disposto a trovare una soluzione.

L’importanza di imparare a dire di no

Imparare a dire di no non è una questione di principio ma di sostanza: il rispetto per te stesso e il non lasciare che altri si approfittino di te sono secondari in confronto a ottenere di non vivere più la frustrazione, il malessere, la rabbia e il senso di colpa che provi quando non riesci a esprimerti e a difenderti come vorresti.

Ecco perché vale la pena affrontare l’impegno che richiede e dedicarci il tempo e le risorse necessarie. Per farlo ci vogliono gli strumenti giusti e un metodo che dia ordine alle azioni, ai tentativi e agli sforzi che produci.

Se decidi di lavorarci su in modo approfondito, è necessario individuare quali sono le dinamiche coinvolte nel tuo caso e i motivi per cui non riesci ad esprimere tranquillamente il tuo dissenso e, se vuoi, io ti posso aiutare a farlo.

Nel caso tu sia un genitore, ti lascio con alcune domande rivelatrici: stai insegnando a tuo figlio a dire di no? Gli permetti o, meglio ancora, lo incoraggi a manifestare il suo dissenso nei tuoi confronti? Gli stai insegnando a gestire i no che riceve? Insomma, lo stai preparando a quando dovrà dire di no al suo capo?

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