bugia

La bugia è uno strumento di vita

“Gli ho detto quello che voleva sentirsi dire”

“Davide, perché hai detto una bugia a papà?”

“Gli ho detto quello che voleva sentirsi dire”

L’altro giorno, quasi per caso, Lucia mi ha riportato questo scambio di battute tra lei e suo figlio. Me ne ha parlato perché quella risposta l’aveva sorpresa, secondo lei era una risposta troppo lucida che non si aspettava da un bambino di 9 anni.

Allora le ho chiesto quale risposta si aspettasse.

“Pensavo che Davide mi rispondesse che l’aveva fatto per paura che il padre si arrabbiasse con lui” mi ha detto.

Lucia ha definito la risposta di Davide “lucida”, ma intendeva (ci siamo arrivati in seguito) “esaustiva”, cioè che non c’è altro da aggiungere. In quella risposta c’è tutto, soprattutto che Davide ha ben presente come vanno le cose (anche solo inconsciamente) e cioè che lui, in quanto figlio, ha il compito di soddisfare le aspettative dei genitori.

“Fai così e sono contento, fai cosà e mi arrabbio”

Nell’impartire l’educazione ai figli, normalmente, i genitori danno regole e punizioni, fanno capire chiaramente cosa secondo loro è giusto e cosa è sbagliato, ciò che fa loro piacere e ciò che fa loro dispiacere e, nella stragrande maggioranza dei casi, è finita lì, manca del tutto il riferimento al fine ultimo dell’educazione e cioè che il bambino impari a vivere la vita al meglio delle sue capacità.

Riassumendo, si potrebbe dire che i genitori, più che educarli alla vita, insegnano ai figli il modo per andare d’accordo con loro!

“Fai così e sono contento, fai cosà e mi arrabbio”

Ma l’educazione dei figli è un tema complesso (e affascinante) e merita una riflessione a parte che farò prossimamente.

Ora ti racconto come ho affrontato l’argomento bugie con Lucia, come lei ha imparato a gestirle e a come parlarne ai figli in modo molto costruttivo. Ha finalmente imparato a trattare la bugia per quello che è: uno strumento innato e naturale. Uno strumento che è importante che i figli capiscano come funziona e che conseguenze può avere.

Mentire è una brutta cosa e bisogna dire sempre la verità

Mentire [inventare con la mente, immaginare] è un fatto naturale e, direi, strutturale dell’essere umano, fa parte degli strumenti che abbiamo per affrontare ciò che ci capita nella vita.

A dire il vero mentire non è tipico solo dell’essere umano ma anche di molti animali e piante; in questo caso, però, lo chiamiamo: avere una strategia vincente.

Allora perché, generalmente, la consideriamo un’azione tanto deplorevole e facciamo di tutto (di solito solo a parole, però) per impedire ai nostri figli di dire bugie?

Ci arrabbiamo tanto quando scopriamo che ci hanno mentito ma, di solito, non proviamo a capire perché lo hanno fatto: perché hanno avuto bisogno di usare questo strumento?

Ragionando insieme, Lucia ha capito che ha un grosso problema con le bugie dei figli perché non sa come affrontarle, l’unica cosa che riesce a dire loro è che mentire è una brutta cosa, che non si deve fare e che bisogna dire sempre la verità perché le bugie hanno le gambe corte.

Il problema è che lei stessa si rende conto che detta così è veramente poco convincente e soprattutto poco sostenibile ma comunque non riesce a trovare un altro modo di affrontare l’argomento.

E tu: perché menti quando menti?

Allora ho chiesto a Lucia di raccontarmi l’ultima bugia che ha detto e perché l’ha detta.

È venuto fuori che, esattamente come suo figlio Davide, Lucia ha detto al suo interlocutore quello che voleva sentirsi dire.

Riflettendoci, si è resa conto che molto spesso quando non dice la verità lo fa proprio a questo scopo.

Dire a qualcuno quello che vuole sentirsi dire serve a:

  • non essere sgridati
  • ottenere un vantaggio
  • non dare un dispiacere
  • recitare un ruolo (richiesto o presunto)

Sono più o meno le stesse motivazioni di quando non diciamo quello che pensiamo, in questo caso, però, si parla di omissione o verità taciuta (eh sì! Anche non dire quello che pensi è una forma di bugia).

Pensandoci bene, in entrambi i casi, il motivo della bugia o della verità taciuta non è (quasi) mai quello di nuocere all’interlocutore ma è (quasi) sempre quello di difendere noi stessi. Sei d’accordo?

Per esempio: quando non diciamo quello che pensiamo (tipo: “potresti non fumare in auto che sto soffocando?!?”), lo facciamo per insicurezza, cioè pensiamo di non averne il diritto o che l’altro ci giudicherebbe male o, peggio, ci insulterebbe (questo è un mio ricordo di quasi venticinque anni fa in auto con il mio capo di allora).

La bugia riguarda la definizione e la gestione dell’immagine che abbiamo di noi stessi in relazione al mondo e l’interlocutore a cui mentiamo rappresenta il mondo. È qualcosa che riguarda principalmente noi e non gli altri.

Uno strumento per capire che tipo di rapporto hanno i bambini con sé stessi

Dopo averlo fatto per sé stessa, Lucia ha capito quanto è importante che lei e il suo compagno si occupino seriamente dell’argomento bugie con i loro figli.

Adesso per lei, la loro bugia è diventata uno strumento per capire meglio che tipo di rapporto hanno con sé stessi e con gli altri: hanno bisogno di ritoccare (o stravolgere) con le bugie l’immagine che hanno di sé stessi?

La bugia sarà il punto di partenza per affrontare i motivi che la generano e poi Lucia non vuole più punirli per aver mentito perché nessuno di loro si senta etichettato come bugiardo.

Niente punizioni, dicevo, Lucia vuole che siano direttamente responsabili delle loro azioni (bugie) e che ne provino le conseguenze in modo che, con l’esperienza, possano decidere loro come comportarsi: se e quando dire una bugia e, nel caso, essere pronti ad assumersene le responsabilità.

Un bambino dice le bugie perché, inconsciamente, pensa che quella versione immaginaria e fantastica sia migliore della realtà e corrisponda meglio alle aspettative degli altri.

saper ascoltare i figli

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I bambini crescono nel mondo di fantasia che creiamo noi

È proverbiale e tipico dei bambini vivere e pensare la loro realtà, fin da subito, in modo fantastico (e noi li incoraggiamo). Fin da quando, piccolissimi, pensano che tu sia sparito solo perché ti sei coperto il viso con le mani per poi magicamente riapparire con tanto di bubù-settete, poi Babbo Natale, il topolino dei dentini, la Befana, i draghi, gli animali parlanti, Superman, Peter Pan e così via.

Fino a ridosso dell’adolescenza faticano a capire ciò che è reale e ciò che non lo è: Dracula esiste davvero? E i lupi mannari? E i cavalieri Jedi?

Per loro reale e fantastico coesistono e noi facciamo di tutto per confermare che è così. Immaginiamo di dovere affrontare la morte della nonna o del loro cagnolino. È quasi sicuro che cercheremo un modo fantasioso per dare loro la notizia pensando che non siano in grado di gestire la verità (e normalmente non è così):

“Tesoro, la nonna è partita per andare in un posto migliore (in cielo, tra le stelle) e ora ti guarda da lassù”

“Non piangere tesoro, adesso Lassie è nel paradiso dei cani e sta giocando con Rin Tin Tin”

Mentono perché non abbiamo ancora insegnato loro ad affrontare la realtà

Il risultato che si ottiene è insegnare loro che è normale risolvere gli impacci narrativi con soluzioni fantasiose che ci risolvano i problemi (lo fanno anche mamma e papà). Tradotto: non so come dirglielo, mi invento qualcosa!

Quindi possiamo dire (onestamente) che lo strumento della “rivisitazione della realtà” (cioè mentire) glielo abbiamo fornito noi.

Allora non stupiamoci (e non sgridiamoli) se i nostri bambini/ragazzi dicono le bugie ma accompagniamoli per mano dentro al mondo che vivranno da adulti e insegniamo loro le sue nuove regole.

Un’idea: per parlare di questo argomento con i tuoi figli, racconta loro una bugia che hai detto tu, spiega perché lo hai fatto e quali conseguenze hai dovuto affrontare e poi chiedi loro cosa avrebbero fatto al tuo posto.

Per me è un piacere dare una mano a chi sceglie di mettersi in discussione e vuole migliorare. Per questo ho deciso che:

Eh sì, infatti mi piace l’idea che il costo del mio servizio sia un’opportunità e non un limite. È il mio modo di aiutarti a scegliere consapevolmente e liberamente di lavorare su te stesso e stare meglio.

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