quarantena fiduciaria

La quarantena fiduciaria è un segno dei tempi

Il Covid-19 è ormai una realtà consolidata e nota (anche se non sembra)

Con l’arrivo dell’autunno il Coronavirus ha prepotentemente ripreso la scena con una seconda ondata che ci ha colto quasi di sorpresa (come se non ci fosse mai stata la prima) e qualcuno ne prevede già una terza a febbraio.

Finita l’estate e riprese le attività scolastiche e lavorative, la maggior parte di noi non si è sufficientemente attrezzata per affrontare la nuova normalità. Una normalità in cui il Covid-19 non è più una novità e un’emergenza ma una realtà consolidata e nota. Eravamo (e siamo) ancora troppo legati e fuorviati dall’idea che, per poterla definire tale, la normalità non includa (e ammetta) il Covid-19 e le sue conseguenze.

Invece è proprio così: la normalità di oggi, e dei prossimi mesi, prevede e si definisce proprio attraverso il Covid-19. È una normalità diversa da quella a cui eravamo abituati ma si gestisce allo stesso modo: adattandosi.

La quarantena fiduciaria: una probabile ricorrenza

Un esempio e caratteristica di questa normalità è la quarantena fiduciaria, espressione con la quale si definisce l’isolamento delle persone sane venute in contatto con una persona positiva al Covid-19, per il periodo di incubazione del coronavirus (circa 10 gg).

La quarantena fiduciaria quindi scatta ogni volta che un nostro contatto stretto risulta positivo. Anche con le restrizioni in atto, tra scuola e lavoro noi abbiamo un numero sufficientemente elevato di contatti stretti da poterci considerare ad alto rischio/probabilità quarantena.

Essendo un evento molto probabile conviene prepararci e attrezzarci per affrontarlo al meglio.

Immaginando il caso di una famiglia con due figli, oggi vi propongo alcuni aspetti pratici e qualche suggerimento. Alla fine vi parlerò anche di un mondo attraente e stimolante che aspetta solo di essere scoperto.

Creiamo una routine di comportamenti quotidiani ad hoc

Per prima cosa rivediamo la routine quotidiana cercando di favorire al nostro massimo il rispetto delle regole anti Covid-19 sia per chi è in quarantena fiduciaria (che da qui in avanti identificherò con una -q) sia per il resto della famiglia.

Il membro-q è messo in quarantena perché potrebbe essere stato contagiato e quindi potrebbe essere contagioso, per cui è bene considerarlo tale fine a prova contraria. Isolandolo correttamente e assumendo, tutti quanti, le precauzioni necessarie, ci garantiamo il minor rischio possibile di contagiare il resto della famiglia. Ricordiamoci che essere contagiati è soprattutto una questione di percentuale di rischio.

Per prima cosa troviamo la sistemazione migliore per l’isolamento notturno di chi è in quarantena, meglio che il membro-q dorma in una camera non frequentata dagli altri quindi se, per esempio, è uno dei figli, lui rimane nella sua camera mentre l’altro figlio dorme con i genitori o, se l’età lo permette, sul divano in salotto.

Creatività e scelte condivise per facilitare l’adattamento

Organizziamoci anche per il mangiare utilizzando posate e piatti dedicati e possibilmente un distanziamento maggiore. Per non far sentire (eventualmente) emarginato un bambino-q e per cogliere l’occasione di rendere diverso e divertente il momento, distanziamoci tutti allo stesso modo, magari andando a mangiare seduti in posti strani e non convenzionali.

Cerchiamo di essere creativi e di far partecipare attivamente anche i bambini in questo, probabilmente dovremo derogare a qualche regola o abitudine ma non importa, adattarsi al meglio alla situazione è prioritario e risolutivo.

Anche il corretto utilizzo del bagno è un fattore delicato, se in casa ce n’è più di uno dedichiamone uno al membro-q, se invece ce n’è uno solo isoliamo e riserviamo al membro-q asciugamani, sapone, carta igienica e così via. Un’idea potrebbe essere quella di organizzare una piccola tabella di utilizzo (modi e tempi) in maniera che i bambini abbiano un aiuto in più per ricordarsi e rispettare le nuove regole.

Ricordiamoci che facciamo tutto questo proprio per rendere più semplice e più leggero l’adattamento alla nuova situazione.

Giochi a distanza e gare sportive

Usiamo lo stesso approccio per gestire i momenti di svago: scegliamo insieme ai bambini i giochi che li divertono di più e che consentano loro anche di rispettare le distanze e le accortezze per evitare il contagio da contatto (passarsi e maneggiare gli stessi giochi). Teniamo conto che si può ricorrere eventualmente alla mascherina e all’utilizzo frequente (relativamente al momento del gioco) di gel disinfettanti, insomma ragionandoci e prevedendo le situazioni abbiamo abbastanza mezzi per non dover sconvolgere troppo le nostre abitudini.

Riguardo allo sfogo fisico, non potendo più fare la lotta tra fratelli (né il bambino-q uscire), possiamo proporre, per esempio, gare di ballo in cui dare dei voti ai passi più belli, cantare, fare gare di flessioni e sollevamenti o di esercizi di ginnastica a corpo libero (ruota, verticale ecc). In rete si trovano vari video da cui prendere spunto.

La condivisione e il rispetto degli spazi e dei tempi

Se ad essere in quarantena è uno dei figli (under 14) un genitore (per esempio il papà) rimane a casa ad accudirlo ed ecco che allora vanno definite le regole per la condivisione degli spazi e dei tempi in modo che il papà possa (eventualmente) lavorare senza che il figlio debba essere per forza affidato alla televisione perché non lo disturbi.

La quarantena fiduciaria non è una vacanza per cui organizziamo la giornata insieme al bambino nel modo più simile possibile a come l’avrebbe passata a scuola: facendo compiti, leggendo o scrivendo dei racconti nella sua cameretta, mentre il papà lavora nel suo spazio nel quale il figlio non deve entrare se non per i motivi precedentemente concordati insieme.

Questa è un’ottima occasione per ribadire il rispetto degli spazi altrui e dei limiti che ne derivano, chiarendo, per esempio, che annoiarsi non è un motivo valido e sufficiente per irrompere nello spazio dei genitori (quando ancora dormono o mentre lavorano o parlano al telefono)

indipendenza dei figli

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Come a scuola, è bene avere degli orari di inizio e di fine dello studio compresi gli intervalli e la pausa pranzo da passare in compagnia del papà.

Un’opportunità rara da non farsi scappare

Passare tanto tempo da soli con uno solo dei figli, in molti casi, è un fatto eccezionale perché è insolito ma anche perché è (o può essere) speciale. È, infatti, un’opportunità rara, per entrambi, di vivere la relazione in modo diretto e senza interferenze. È l’occasione di conoscersi meglio e rafforzare il legame non solo come genitore e figlio ma anche (e soprattutto) come persone.

Utilizziamo questa situazione per cambiare un po’ il nostro punto di vista rispetto al rapporto genitori-figli riducendo la distanza (e la direzione: alto – basso) che c’è normalmente in questa relazione. Creiamo una sorta di bolla spazio/tempo in cui papà e figlio sono sullo stesso piano: non più uno di fronte all’altro (come maestro e alunno) ma uno di fianco all’altro (come compagni).

Bastano 15/20 min al giorno (o il tempo del pranzo), l’importante è che in quei momenti il bambino senta di potersi esprimere liberamente senza timore di essere sgridato o corretto. Può cominciare il papà raccontando un suo sbaglio per cui è stato sgridato o confidando un timore (o un problema) per il quale chiede aiuto al figlio, insomma uno scambio di ruoli.

In questo modo il figlio capisce di essere molto più simile al papà di quello che pensava (questo riduce la distanza tra di loro), scopre che quando il papà è nei guai chiede aiuto a lui e scopre anche di essere in grado di aiutarlo (questo aumenta la fiducia e il legame tra di loro).

Coltivare fin da subito la consapevolezza e la fiducia che l’uno c’è sempre per l’altro anche nelle situazioni difficili, fa sì che il figlio percepisca nel/i genitore/i un punto di riferimento sicuro anche quando (adolescente) dovesse finire nei guai.

Provateci: vi aspetta un mondo attraente e stimolante!

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