essere un fallito

Pensi di essere un fallito? Dimostramelo

“Sentirsi un/a fallito/a” è un’eredità culturale

Sono un fallito” ha esordito un giorno Angelo.
“Cosa non sei riuscito a fare, Angelo?” gli ho chiesto.
“Niente… Tutto, insomma, mi sembra di non aver concluso niente nella mia vita, più ci penso più mi sento un fallito” e dopo un attimo di silenzio ha ammesso “e questo mi demoralizza ma mi fa anche arrabbiare!”

Ho chiesto ad Angelo di raccontarmi quali fossero i motivi per cui credeva di sentirsi un fallito e come mai ne fosse così convinto. Fin da subito ha fatto fatica a trovare le parole, non riusciva a spiegare (e a spiegarsi) esattamente perché si sentiva un fallito, partiva sempre dal fatto che nella vita non aveva combinato niente ma poi non sapeva dire cos’era quel niente e rimaneva confuso (quasi deluso) per non avere una spiegazione convincente.

Ciò di cui era sicuro, invece, erano i suoi fallimenti: non aver finito l’università e il divorzio.

Abbiamo parlato a lungo del sentirsi un fallito e Angelo ha scoperto quanto poco reali e sentiti (non ci credeva poi tanto) erano gli argomenti su cui si basava quel giudizio e ha anche realizzato che (a rigor di logica) non potrebbe neanche definirsi un fallito visto che non ci prova nemmeno per paura di fallire.

E tu sei sicuro di essere un fallito?

È strano, spesso capita che quando il pensiero di essere un/a fallito/a ti sale da dentro è così forte che non hai dubbi ma quando qualcuno te lo chiede rimani un po’ disorientato e esiti a rispondere. E tu sei sicuro di essere un/a fallito/a? Ci hai mai riflettuto davvero?

  • Se anche tu da qualche tempo (settimane, mesi, o magari anni) stai girando intorno a qualcosa che vorresti (o pensi che devi) fare
  • Se ti capita di rimandare a tempi migliori ma comunque non te ne togli il peso di dosso (e magari neanche colleghi le due cose)
  • Se hai la solita sensazione che tanto alla fine non ci riuscirai e quindi è meglio lasciar stare ma poi, come al solito, il pensiero torna e ricomincia il circolo vizioso

C’è un modo efficace di affrontare e risolvere la cosa. Ne parlo nel mio ebook gratuito che puoi scaricare ORA semplicemente compilando questo form.

Non sei mai stato un fallito e ne ho la prova

È la paura di fallire che fa pensare di essere un fallito e non il fallimento.

Pensaci un attimo: definiamo vincente qualcuno che ha vinto tanto e perdente chi ha perso tanto, perciò un fallito dovrebbe essere chi ha fallito tanto. Ma se uno fallisce tanto è perché continua a provarci fino a quando non raggiunge il suo obiettivo quindi è una persona di successo (non un fallito). Infatti, di lui ci ricordiamo solo che alla fine ce l’ha fatta e non ci ricordiamo di certo i fallimenti (che spesso neanche conosciamo).

Sentirsi un fallito è una semplificazione, una sintesi emotiva e una sentenza autoinflitta generata dal senso di colpa per non essere all’altezza di aspettative e modelli che abbiamo assimilato dalla famiglia e dalla società senza averne piena coscienza.

Si dice “ho paura di fallire” ma si intende “ho paura di deludere”.

Angelo alla fine ha capito che ciò che lo tratteneva non era la paura di sbagliare in sé ma il senso di colpa (vergogna) che ne sarebbe derivato e si è reso conto che, nel suo mondo, il fatto di sbagliare è considerato una colpa. Si è ricordato che fin da piccolo quando sbagliava per prima cosa chiedeva scusa ai suoi genitori o al maestro perché sapeva che li aveva delusi e che si sarebbero arrabbiati.

Se ti è capitato qualche volta di sorprenderti perché tuo figlio dopo un errore/sbaglio/incidente ti ha chiesto scusa, quando per te non ce n’era bisogno, vuol dire, probabilmente, che lo sgridi se sbaglia e che, quindi, pensa che sbagliare/fallire sia un brutto comportamento che va punito

Nella cultura italiana questo aspetto è molto diffuso. Per un motivo o per l’altro sbagliare è considerato quasi un misfatto e non viene perdonato facilmente. A livello sociale è evidente: che tu sia l’allenatore della Nazionale, un politico, una persona famosa o l’esperto di turno, appena commetti un errore vieni subito condannato senza appello

Prova, testa, fai, senza sentire il peso del giudizio degli altri in caso di fallimento. Parti dal mio ebook, dove troverai 14 consigli per dimostrarti che NON SEI UN FALLITO!

Il circolo vizioso e la chiave per spezzarlo

Ad un certo punto Angelo si è accorto del circolo vizioso in cui si trovava e di quanto questo lo condizionasse.

“Dunque” mi ha detto un giorno “da una parte c’è la paura di sbagliare che mi fa rinunciare a fare un sacco di cose (non è un caso che io non abbia un hobby) e che quando mi tocca per forza far qualcosa mi richiede grossi sforzi e patemi (per cui non mi godo l’eventuale successo né, ovviamente, lo considero tale), e dall’altra parte c’è il fatto che, avendo combinato poco, mi sento un fallito e sentirmi un fallito o mi deprime o mi fa arrabbiare e in entrambi i casi non riesco a risolvere un bel niente e torno a sentirmi un fallito: è un maledetto circolo vizioso!”

“Sì Angelo, è proprio così, e sei stato bravo a trovare la chiave per spezzarlo”

“Ma come, quale chiave? No, è il contrario! Mi sono solo reso conto che sono rinchiuso in una situazione da cui non riesco a uscire”

“Ed è proprio questa la chiave: rendersene conto e aver compreso come funziona il circolo vizioso.

Hai capito che se ne rimani all’interno non potrai affrontare la tua paura di fallire. È come se finora tu avessi interpretato inconsapevolmente un ruolo in una storia che si ripete sempre uguale: cambiare il copione di quel personaggio cambierà anche la storia.

Il punto di vista che cambia la storia

“Non so proprio da dove cominciare, quando provo a pensarci mi si annebbiano i pensieri e vado in confusione”.

“Va bene Angelo, allora fai così: immagina di dovermi dimostrare che sei un fallito. Cambia il punto di vista, invece di dire (in modo passivo) che sei un fallito, provami (in modo attivo) che sei un fallito. Butta giù le tue considerazioni su questa tesi, fai degli esempi, raccontami degli episodi e spiegami cosa significano per te. Non sarà facile, vedrai che fin da subito i pensieri ti si ingarbuglieranno e farai fatica a distinguere le ragioni dalle sensazioni, non importa, cerca di pensare ad un passaggio alla volta poi alla fine tireremo le conclusioni insieme.”

Il lavoro che ha fatto Angelo è stato tosto ma fin da subito gli ha fatto capire che la sua convinzione di essere un fallito non era poi così granitica come pensava. Si è reso conto che molte delle ragioni su cui si reggeva erano più dei luoghi comuni che delle convinzioni e questo, piano piano, gli ha permesso di aprire una crepa nel suo circolo vizioso.

Angelo è passato attraverso varie sensazioni e riflessioni ma la cosa che più gli ha fatto effetto è stato rendersi conto che quando ti appiccichi (o ti appiccicano) addosso un’etichetta (qualunque sia) automaticamente quella definizione diventa parte di te stesso, diventa vera, così vera che non la metti mai in discussione (anche se ti fa male).

Trova le risposte nel mio ebook

Ho voluto condensare il percorso di Angelo e il supporto che gli ho dato in questo ebook gratuito. Leggendolo riuscirai a ragionare sui fatti e sulle ragioni che ti rendono complicato affrontare e portare a termine le cose. Magari scoprirai che, anche nel tuo caso, alcune di loro non sono poi così importanti o urgenti (e quindi riuscirai a occupartene con serenità). Potrai dare a tutto il giusto peso e significato e smetterla, finalmente, di dirti “sono un fallito”.

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Buona lettura

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