saper ascoltare i figli

Saper ascoltare i figli

Non giudicare ma ascolta con empatia

Hai mai pensato a come ascolti tuo figlio quando ti racconta qualcosa? Hai mai pensato a quanto sia importante saper ascoltare i figli? Il tuo modo di ascoltarlo e di relazionarti con lui cambia quando c’è una forte componente emotiva nel suo racconto?

Troppo spesso i genitori, invece di ascoltare, giudicano. Filtrano, cioè, il racconto dei figli attraverso le categorie di giusto, sbagliato, bene e male, questo perché hanno bisogno di valutare, attraverso il racconto di ciò che hanno fatto e di come si sono comportati i figli, il loro operato di educatori.

Così facendo mettono al centro della loro attenzione non i figli ma loro stessi e perdono tanti spunti e tante informazioni utili per conoscerli meglio e per poterli formare più efficacemente alla vita. Saper ascoltare i figli è un’altra cosa.

La parte emotiva, soprattutto nei bambini, è un indicatore veritiero e preciso che rivela molto di loro, però va ascoltata attentamente e alle volte va anche decifrata.

Per comprendere realmente ciò che rivelano le loro emozioni serve empatia, cioè la capacità e la voglia di mettersi nei loro panni e condividere quello che provano, questo crea un legame ancora più forte che permette ai genitori di imparare a conoscerli e a capirli sempre meglio.

Emozioni chiare e fatti confusi

Oggi è il giorno più brutto della mia vita”, queste sono state le parole con cui il piccolo Fausto (7 anni) ha salutato suo papà Emanuele all’uscita della scuola.

Quando Emanuele gli ha chiesto cosa fosse successo, Fausto gli ha detto che lo avevano preso in giro, picchiato con 21 pugni e che era anche stato tradito dal suo migliore amico.

Poi gli ha spiegato che quel giorno si erano preparati per uscire da scuola un po’ prima del solito e, mentre aspettavano, un compagno lo ha preso in giro perché si era già messo il cappello in testa, allora lui si è arrabbiato moltissimo e gli ha urlato di smetterla e per questo anche altri bambini hanno cominciato a prenderlo in giro.

Allora Emanuele gli ha chiesto di spiegargli meglio come fossero andate le cose: “Chi ti ha picchiato Fausto, perché lo hanno fatto e cosa ha detto il maestro?”

Da quel momento il racconto si è fatto sempre più confuso e agitato tanto che Emanuele non riusciva a farsi un’idea precisa dell’accaduto e così ha provato a insistere su alcuni particolari di cui il bambino, però, non ricordava precisamente le dinamiche.

Quello di cui si ricordava bene, invece, erano i 21 pugni, numero che testimonia chiaramente la sua sensazione di aver subito una vera e propria aggressione e il tradimento del suo migliore amico per essere stato uno degli aggressori (più tardi avrebbe scoperto che l’amico era intervenuto solo per cercare di aiutarlo).

Conoscere tuo figlio attraverso i suoi racconti

Alla fine del suo racconto ho fatto notare a Emanuele che non aveva chiesto a suo figlio come mai si era arrabbiato così tanto per la presa in giro. Capita spesso che un adulto si concentri quasi solo sui fatti e poco sulle emozioni, anche quando, come nel caso del racconto di Fausto, sono proprio queste ad aver determinato i fatti.

Come ho detto, quando tuo figlio ti racconta qualcosa, ti racconta soprattutto qualcosa di sé perché i bambini, molto più degli adulti, filtrano i fatti con le loro emozioni e il loro modo di vedere il mondo e da questo puoi capire molto di ciò che provano e pensano.

Fausto considerava quello il giorno più brutto della sua vita non per via dei fatti in sé ma per via dei sentimenti e delle emozioni che quei fatti gli avevano suscitato: offesa, rabbia, ingiustizia, frustrazione, tradimento e impotenza.

Ecco perché è bene che l’ascolto dell’adulto si rivolga attentamente alle emozioni del bambino e che sia il più empatico possibile per riuscire a mettersi nei suoi panni e comprendere realmente ciò che ha provato.

Dovesse ricapitare che Fausto abbia una così brutta giornata, ho suggerito a Emanuele di lasciarlo sfogare, di assicurargli che lo capisce e di rincuorarlo magari mentre mangiano un gelato.

Poi, una volta calmato, fatto sentire al sicuro e risolto, quindi, l’aspetto più importante e delicato, può affrontare i fatti e chiedere spiegazioni sulle dinamiche.

Provare emozioni è una reazione fisiologica

Quando è stato preso in giro, Fausto ha provato una forte emozione di offesa e rabbia perché si è sentito attaccato dai suoi compagni e perciò ha reagito in modo deciso per manifestare il suo disappunto e farli smettere.

Quante volte è capitato di dire ai figli, o ci è stato detto da bambini: “non aver paura”, “non piangere”, “non essere triste”, “non arrabbiarti” o “non offenderti”?

L’emozione è una manifestazione fisiologica che va al di là della nostra volontà, è una sorta di notifica che comunica agli altri come reagiamo a ciò che ci capita, fa parte del linguaggio non verbale che ci accompagna da sempre e che è al centro della nostra comunicazione sociale.

Per cui dire a un bambino che non deve provare l’emozione che sta provando è una forzatura che lo confonde e, a lungo andare, lo porta a non fidarsi più delle sue emozioni o, peggio, ad avere sensi di colpa quando le prova.

Lavoriamo sui fatti e non sulle emozioni

Le emozioni vanno rispettate perché, come abbiamo visto, hanno sempre una ragion d’essere, per cui quando un bambino ha paura di fare qualcosa, per esempio di andare sulle montagne russe, non forzarlo e non dirgli che non deve avere paura.

Al contrario partecipa alla sua emozione dicendogli, per esempio, che alla sua età avevi anche tu la stessa paura e che quindi lo capisci bene. Dimostrandogli empatia lo tranquillizzi ed eviti che, alla paura delle montagne russe, si aggiunga anche la paura che tu lo costringa ad andarci.

A questo punto, magari andando verso un’altra giostra, potete scambiarvi opinioni su cosa in particolare spaventa lui e cosa spaventava te e poi, puoi raccontargli come hai fatto a vincere la tua paura e che cosa hai provato la prima volta che ci sei andato.

Parlarne sposta l’attenzione sui fatti, offre nuove informazioni e nuovi spunti che possono produrre emozioni e sentimenti diversi da prima, tra cui la curiosità di provarci, alimentata anche dall’idea di poterlo fare insieme al suo papà con il quale, adesso, si sente al sicuro.

Quindi, il punto è che bisogna concentrarsi e lavorare sui fatti in modo da cambiarne, piano piano, la percezione che ne hanno i bambini, così da modificare anche le emozioni che questi suscitano in loro.

Insegnare a gestire le emozioni

Si cade spesso nell’errore di pensare che gestire le proprie emozioni significhi reprimerle o, addirittura, respingerle ma è proprio il contrario: gestire le emozioni vuol dire conoscerle, accettarle e agire di conseguenza.

Sono le situazioni che le provocano ad essere positive o negative, non le emozioni, quindi non ne esistono di negative ed è bene sottolinearlo perché altrimenti si alimenta ancor di più la brutta nomea che si portano dietro emozioni come la rabbia o la paura.

Metti in discussione la reazione ma non l’emozione.

Insegnare ai bambini a gestire le loro emozioni vuol dire prima di tutto fargliele conoscere, dire loro che è normale provarle e spiegare loro a cosa servono, in modo tale che diventino familiari e, nel caso, non facciano più paura. Poi, se l’età lo consente, si può affrontare e discutere il modo con cui reagiscono a quelle emozioni e eventualmente insegnarne loro uno diverso.

Le emozioni ci indicano la strada

Come ho detto, le emozioni comunicano al mondo la nostra reazione agli eventi e per i genitori, sono uno strumento prezioso per sapere esattamente cosa provano i loro figli e, se serve, per aiutarli a superare le difficoltà che incontrano.

Data la forte reazione di Fausto alle prese in giro, è chiaro che queste ultime gli creano molti problemi, per cui ho consigliato a Emanuele di approfondire la questione con il figlio e capire come mai gli danno così tanto fastidio.

In più, gli ho suggerito di sdoganare la presa in giro in famiglia, soprattutto tra lui e la moglie, in modo che i bambini sperimentino, nei fatti, che quel modo di fare è lecito e che può essere anche divertente.

Con il lavoro che abbiamo fatto insieme, Emanuele ha scoperto alcuni aspetti di Fausto che gli erano sfuggiti e ha anche acquisito qualche strumento in più per capire e aiutare meglio i suoi figli.

Non è sempre facile capire esattamente come i bambini vivono le loro esperienze, soprattutto quando sono coinvolte forti emozioni ma è sempre importante riuscirci e io posso aiutarti a farlo.

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