sgridare i bambini

Sgridare i bambini. Ecco come fare

Ti ricordi quando eri bambino?

Ti ricordi quando da bambino o da adolescente venivi giudicato e sgridato per qualcosa che avevi fatto senza che nessuno si preoccupasse di considerare o chiederti perché l’avessi fatto?

Ti è capitato di sentirti incompreso e confuso perché, in molti di quei casi, non sapevi come comportarti diversamente?

Ora che sei tu il genitore, hai trovato una diversa maniera di rapportarti con i tuoi figli? Oppure hai ereditato le stesse regole e gli stessi modi di quando eri bambino?

È quasi inevitabile rifarsi a quanto vissuto da bambini e riproporlo da adulti. Lo facciamo perché è diventato parte di noi e perché non conosciamo un’alternativa.

Partendo da questa considerazione oggi voglio proporti un altro punto di vista riguardo lo sgridare i bambini, i suoi presupposti e le sue conseguenze.

Perché sgridi i tuoi figli?

Molto spesso sgridare i figli è più una reazione automatica e per lo più emotiva, che un atto ponderato, scelto perché ritenuto efficace e risolutore.

Di questo ti rendi perfettamente conto quando vedi una mamma o un papà esasperati, sgridare energicamente il figlio di 2/3 anni perché vuole continuare a giocare e non capisce che: “bisogna andare perché è tardi!”.

Ti sei mai chiesto perché rimproveri i tuoi figli? Consideri sgridare i bambini un atto educativo?

Queste domande sono molto più importanti e complesse di quanto possa sembrare perché trattano argomenti che difficilmente qualcuno ci ha mai spiegato e su cui probabilmente noi non ci siamo mai interrogati.

Comunemente si pensa che sgridare i bambini sia l’unico modo per far capire loro che determinate cose non si fanno, che le regole vanno rispettate e che non possono fare come pare a loro. Siamo sicuri sia proprio così? E poi, funziona davvero?

Tralascia le regole e mettiti al suo posto

Qualche tempo fa mi è stato raccontato un episodio in cui Sofia, una bambina delle elementari, ha dato una spinta ad una compagna. L’insegnante non ha visto la scena ma l’ha comunque sgridata, le ha dato una nota e ha chiesto di parlare con i genitori i quali, poi, hanno anch’essi sgridato la bambina dicendole in modo risoluto che: “queste cose non si fanno e basta!”

Sofia ha litigato con la sua compagna perché è stata insultata e presa in giro. In quel momento si sentiva la faccia e le orecchie rosse e tanto calde e nel tentativo di respingere e liberarsi dell’aggressione emotiva che stava subendo ha reagito con una spinta.

Questo è chiaramente un esempio di un caso in cui, invece di sgridare, bisogna mettersi nei panni del bambino, supportarlo per ciò che ha subito e poi insegnargli come affrontare e gestire queste situazioni in futuro.

Tieni conto che a quell’età la parte razionale non è ancora sufficientemente sviluppata perciò la componente fisica è ancora preponderante e in molte situazioni è l’unica maniera che hanno per difendersi, quindi non solo non è da condannare ma, anzi, è da sostenere.

Dai loro gli strumenti giusti

Sgridarli per essersi difesi è sicuramente un errore, bisogna, invece, insegnare loro come affrontare queste situazioni e cosa significano le emozioni che provano. Crescendo sostituiranno gradualmente e automaticamente la reazione fisica con gli strumenti che avrai fornito loro in alternativa.

Non ricondurre l’educazione dei tuoi figli, come fanno in molti, al solo rispetto di comandi assoluti che non tengono conto del contesto e che quindi non si adattano ad esso. La sintesi e l’astrazione proprie delle regole, sono solo un aiuto a imparare e ricordare sommariamente alcuni concetti che riportano a fatti e situazioni molto più complesse.

Per esempio:

  • Non si dicono parolacce
  • Non si dicono bugie
  • Non si litiga/picchiano sorelle/fratelli/amici/compagni
  • Non si risponde alla mamma/papà/insegnanti

Nessuna di queste indicazioni può diventare una regola assoluta perché dipende dalla situazione. Anzi, per dirla tutta, io sono contrario a tutte loro, perché nella realtà è vero esattamente il contrario e c’è anche un valido motivo se è così.

Insegna di più e sgrida di meno

Più che cercare, inutilmente, di impedire loro di compiere quelle azioni e sgridarli se lo fanno, aiuta i bambini a capire perché si compiono, insegna loro come comportarsi e quali sono le loro conseguenze.

In questo modo non useranno le parolacce come intercalare, daranno il giusto peso alle bugie, loro e degli altri, e ne limiteranno l’uso. Capiranno seriamente le implicazioni, positive e negative, dei litigi e degli scontri con gli altri e impareranno a confrontarsi con gli adulti e a difendere efficacemente la loro posizione e le loro idee. Soprattutto eviteranno di subire i deleteri sensi di colpa che questo tipo di regole generano.

Non è facile lo so, in molti casi bisogna rivedere abitudini consolidate che fanno scattare automaticamente e so anche bene che, per cambiare queste abitudini, ci vuole costanza e determinazione. In più, so che è una consuetudine diffusa in molta gente e questo complica ancora di più le cose perché dovrai difendere te e i tuoi figli dal loro giudizio.

Ma non c’è dubbio che il tempo e le energie spesi a supportare i tuoi bambini, invece che a rimproverarli può cambiare notevolmente la qualità della vostra vita.

Ricorda che i bambini imparano dagli errori

Considera, poi, che i bambini sono nel pieno della loro fase di apprendimento e visto che in natura il più efficace e diffuso metodo per imparare è per tentativi ed errori, sgridarli perché sbagliano è controproducente per te e dannoso per loro.

Difficilmente un bambino sbaglia o disobbedisce per partito preso: ha sempre un motivo anche quando né tu né lui sapete quale sia.

Il più comune è che non ha capito o si è scordato ciò che gli hai detto e quindi basta ripeterlo, se succede spesso è probabile che il tuo modo di comunicare con lui vada rivisto.

In altri casi è colpa della regola che gli hai dato, perché è una di quelle che proprio non può essere rispettata, come ad esempio: “le bugie non si dicono”.

Il più delle volte, però, è solo perché non si è ancora concluso il processo necessario all’apprendimento e sia tu che lui avete ancora da lavorarci su. I bambini hanno bisogno di tempo, di serenità e di aiuto per poter imparare efficacemente come stare al mondo.

È una questione di biasimo e colpevolizzazione

Rimproverare qualcuno vuol dire manifestare il proprio biasimo e la propria disapprovazione per l’errore commesso, alludendo, neanche tanto velatamente, ad una colpa. Sgridare, invece, vuol dire rimproverare con voce alta e concitata: “ma è possibile che debba ripeterti sempre le stesse cose? Allora lo fai apposta!”

In frasi come questa non c’è assolutamente niente di educativo e di costruttivo, c’è solo la frustrazione di un adulto che non sa più cosa fare e se la prende con il bambino.

Il biasimo, la disapprovazione, la colpevolizzazione e la frustrazione sono sentimenti umani e perciò sempre leciti, quindi io non ho nulla contro lo “sgridare” e il “rimproverare” ma, visto ciò che comportano, credo non siano strumenti idonei all’educazione dei bambini.

Se poi eccezionalmente ti capita di sgridare tuo figlio non è un problema, anzi: impara ad affrontare e a gestire anche questa situazione, soprattutto se, poi, gli dai una mano tu a farlo.

Ecco come fare

Ogni volta che rimproveri tuo figlio, per prima cosa chiediti se è proprio necessario e se il motivo che ti ha spinto a farlo non sia rivedibile e poi considera altre opzioni, soprattutto elimina ogni traccia di giudizio e colpevolizzazione e aiutalo a capire e a correggere l’errore.

Con un po’ di allenamento riuscirai a renderti conto della piega che sta prendendo il tuo rimprovero e riuscirai a neutralizzarlo se capisci che è dettato solo dalla tua frustrazione.

Correggere tuo figlio quando sbaglia è doveroso da parte tua perché è una parte fondamentale del suo apprendimento, come lo è il fatto che impari ad assumersi e a gestire le responsabilità delle proprie azioni.

Quindi usa questo strumento per il bene che può fare e cerca di eliminare le controindicazioni per tuo figlio, prime fra tutte: frustrazione e senso di colpa.

Come ho già detto, so che non è per niente facile modificare abitudini consolidate, però so anche che si può fare e se vuoi, io posso aiutarti a farlo.

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