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Tornare alla normalità dopo il Covid-19: un pensiero (fisso) legittimo ma pericoloso

Non vedo l’ora di tornare alla normalità

“Io non vedo l’ora di tornare alla normalità

“Io, invece, me la sto costruendo una normalità e non vedo l’ora che funzioni!”

In molti mi parlano della situazione attuale come di una fase eccezionale e transitoria che non vedono l’ora che finisca per poter finalmente tornare alla normalità, sembrano come in apnea in attesa di tornare a respirare.

Il passo decisivo in tal senso dovrebbe essere l’arrivo del vaccino (unica vera alternativa al lockdown per interrompere la catena dei contagi) atteso entro il 2021.

Quindi, se tutto va come supposto (e con il Coronavirus di certezze fino ad ora ce ne sono state poche), questa situazione, tra alti e bassi, durerà ancora almeno un anno.

Vi spiego perché è meglio non aspettare di tornare alla normalità

Quando diciamo che non vediamo l’ora di poter tornare finalmente alla normalità, esprimiamo un augurio, una speranza: siamo e rimaniamo in attesa che succeda.

Come se pensassimo che non è (anche) nostra responsabilità contribuire a farlo succedere. Come se aspettassimo che se ne occupino altri, senza sentirci coinvolti, senza partecipare, senza sentirne il peso e la voglia di farcela.

Intanto che aspettiamo, per di più, tendiamo, anche solo inconsciamente, a cercare di riprendere i comportamenti di quella normalità appena se ne presenta l’occasione.

È quello che è successo alla fine del primo lockdown e durante l’estate, quando tutti noi, chi più e chi meno, consciamente o inconsciamente, abbiamo pensato che il peggio era passato e la voglia di ritornare alla normalità ci ha spinto ad abbassare la guardia e a riprendere comportamenti pre-Covid-19 soprattutto con parenti e amici.

Il pensiero della normalità di ieri come antidoto alla paura di oggi

Guardare al passato è una reazione (e una soluzione) alla paura che ci fanno i problemi del presente. La paura più grande, però, è dovuta all’idea di non essere in grado di affrontarli, gestirli e risolverli.

Quello che facciamo, volgendo lo sguardo al passato, è dare le spalle alle difficoltà che non vogliamo affrontare: “se non le vedo non ci sono e se non ci sono non le devo affrontare”.

Estremizzando (molto!) questo concetto si arriva al NEGAZIONISMO. Mentre il COMPLOTTISMO serve a nutrire il negazionismo con fatti e logiche a suo sostegno (non importa se inventati o manipolati).

È dura accettare questa situazione ma è la nostra arma migliore

Accettare situazioni difficili è sempre complicato, se poi richiedono anche cambiamenti radicali lo è ancor di più.

Accettare vuol dire smettere di fare resistenza, mettere un punto e ripartire da quello.

Nel nostro caso vuol dire accettare le regole anti Covid-19 così per come sono e rispettarle scrupolosamente senza interpretazioni personali (vedi l’uso fantasioso della mascherina o la scelta delle persone con cui rispettare o meno la distanza).

Vuol dire, soprattutto, accettare la nuova normalità, così da poterci concentrare su di essa e darci da fare per gestirla al meglio, guardare avanti e crearci un futuro costruito sull’esperienza e sugli insegnamenti di quello che stiamo passando in modo da farne tesoro per il futuro.

Farlo, però, non è per niente facile perché dobbiamo combattere una forza potente: la forza dell’abitudine.

Non sottovalutare la forza dell’abitudine, sfruttala: abbi metodo!

Anche se al mattino usciamo di casa con le migliori intenzioni, la routine giornaliera ci porta a compiere gesti abitudinari fatti senza pensare, come grattarci un occhio che prude prima di esserci lavati le mani o abbassare la mascherina quando parliamo al telefono.

Ecco perché non basta né la buona volontà né l’obbligo a rendere veramente efficaci queste regole: bisogna avere metodo.

Bisogna cioè ragionare, capire quali sono le maggiori difficoltà che incontriamo e trovare una soluzione efficace, creando un’abitudine che sostituisca la vecchia e che, una volta consolidata ci faccia agire senza più pensarci e senza sforzo.

Vi racconto come ho fatto con i miei genitori

I miei genitori sono entrambi ultra ottantenni ed essendo consci della situazione e dei suoi pericoli cercano di rispettare le norme anti Covid-19, ma fanno fatica a ricordarsi di metterle in pratica tutte le volte che serve.

Ne abbiamo parlato insieme più volte e hanno sempre manifestato impegno e determinatezza, poi, però, nei fatti, erano molte di più le volte che l’abitudine prendeva il sopravvento.

Mia madre (nei primi giorni del lockdown): “manca il pane: scendo a comprarlo”.

“Ma mamma abbiamo detto di non uscire se non per motivi importanti

“Quindi, cosa dobbiamo fare: mangiare senza pane? Adesso non esageriamo, tanto il panettiere è vicino: per due passi non muore nessuno!”

“Non ho mai detto che dovete mangiare senza pane ma che non c’è bisogno di andare a prenderlo, il panettiere fa la consegna a domicilio: fatevelo portare

Mio padre, invece, appena rientrato a casa ha i suoi gesti, quasi rituali, che compie nell’ingresso: dopo averle dato un’occhiata veloce, appoggia la posta sul mobile insieme al cellulare, che ha tolto dalla tasca della giacca, si toglie la giacca la mette nel guardaroba e 7 volte su 10 si soffia il naso (quando fa freddo sono 10 su 10).

È assolutamente più forte di lui, anche se abbiamo appeso un cartello sulla porta che dice: “LAVARSI LE MANI SUBITO – COME PRIMA COSA!”, fa un’enorme fatica a interrompere quella routine.

Dovrebbe andare diretto in bagno, lavarsi le mani e poi tornare indietro e dedicarsi al rito dell’ingresso. In effetti non ci credo neanch’io mentre lo dico!

Quando invece va subito in bagno, per prima cosa e come d’abitudine, fa pipì (che data l’età è quasi un obbligo), perché:

Da che mondo è mondo le mani si lavano dopo!”

E cosa gli vuoi dire? Non fa una grinza!

Dopo averci provato ancora e ancora con le parole, mi sono arreso e sono passato ai fatti. Sapevo che sarebbero usciti qualche volta di troppo e che al rientro, nella maggior parte dei casi, non si sarebbero lavati subito le mani.

La barriera anti Covid-19 all’ingresso

Allora ho comprato un set di disinfettanti: uno per le cose, uno per le mani e anche uno da usare sulla spesa che ricevono a casa e li ho messi su un tavolino che ho piazzato in mezzo all’ingresso in modo che limiti molto il passaggio e li costringa ad interagire.

Con mio padre abbiamo provato più volte la sequenza di utilizzo dei disinfettanti: prima le mani e poi l’impugnatura del bastone, convenientemente infilato nel vaso degli ombrelli. Se ci sono anche dei pacchetti: prima i pacchetti posati per terra, poi le mani e poi l’impugnatura del bastone. Quando arriva la spesa: portare dentro la spesa disinfettarla, poi le mani e poi il bastone.

Se mi sbaglio o non mi ricordo di farlo subito?”

Non importa papà: se ti sbagli, ripeti la disinfezione e, se non lo fai subito, lo fai quando te ne ricordi. Non ti preoccupare è solo questione di prendere l’abitudine

Per riuscire a cambiare un’abitudine bisogna sostituirla con un’altra

Ci siamo tornati su 3 – 4 volte, all’inizio facevano confusione e un po’ di fatica ma, come ho sempre detto loro: è una questione di percentuali. Più precauzioni si prendono più si abbassano i rischi di contagio, quindi non è grave fare confusione all’inizio o dimenticarsi qualche volta un passaggio, l’importante è continuare a provarci fino a che non diventi un’abitudine.

Alla fine questa abitudine l’hanno presa e, a parte qualche eccezione, la barriera anti Covid-19 creata all’ingresso funziona!

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